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03/08/2010, 05:30

Notizie - Interni Esteri

L'intervista al Corriere Ticinese del settembre 1980

Quel depistaggio concordato con i servizi segreti italiani

Settembre 1980, è trascorso appena un mese dalla strage alla stazione di Bologna, quando sul Corriere del Ticino, in prima pagina, uno dei capi di Al Fatah parla del coinvolgimento dei falangisti libanesi e dei fascisti italiani nell'attentato nel capoluogo emiliano.

L'intervistato è Abu Ayad, meglio noto come Abu Ijad alias Khalaf Salah, responsabile dei servizi segreti dell'Olp. Il capo palestinese punta il dito contro il partito Kataeb, la destra maronista, e sostiene di avere prove sulla presenza di neofascisti italiani nei campi di addestramento della Falange a nord-est di Beirut. Nell'intervista a Rita Porena, Salah racconta della cattura di un gruppo di tedeschi diretti al campo che avrebbero rivelato molte circostanze. Ecco uno stralcio di quelle dichiarazioni. «Dai tedeschi abbiamo appreso che circa undici mesi fa (Ottobre 1979) nel campo di Aqura il loro gruppo aveva discusso con gli italiani la strategia per restaurare il nazifascismo nei loro Paesi ed erano arrivati alla conclusione che l'unica via sarebbe stata l'attacco contro le istituzioni più importanti. I fascisti italiani hanno affermato che il loro maggior nemico è rappresentato dal Partito comunista e dalla sinistra in generale e che perciò avrebbero cominciato le loro operazioni con un grosso attentato nella città di Bologna, amministrata dalla sinistra. Quando è avvenuta la strage abbiamo subito messo in relazione l'attentato con quanto avevamo appreso sui progetti degli italiani nel campo di Aqura. Al momento opportuno faremo in modo che i tedeschi rendano pubblico tutto quello che hanno visto e udito nei campi di addestramento, compresi i nomi e il numero degli italiani che erano con loro. Da parte nostra abbiamo provveduto a tenere al corrente le autorità italiane, alle quali abbiamo dato i nomi degli italiani di Aqura». Nessuna rivelazione seguì quste dichiarazioni. Un tentativo di evidente depistaggio per allontare qualsiasi sospetta sul coinvolgimento dei miliziani palestinesi. Non solo, ma il capo dell'intelligence palestinese nega, nella stessa intervista, qualsiasi rapporto con le Brigate Rosse, circostanza questa già smentita all'epoca da riscontri investigativi. Abu Ayad ammette rapporti con i partiti italiani «Dc, Pci e Psi» secondo quel «protocollo Moro» che era stato ratificato diversi anni prima con Arafat. Il capo dell'intelligence palestinese crea così una falsa pista in linea con quanto in Italia si «preferisce» pensare sull'identità degli stragisti. Pista falangista-fascista promossa dagli stessi servizi segreti italiani, leggi Sismi, per tutelare e coprire gli accordi segreti tra governo italiano e dirigenza palestinese. Abu Ayad sarà giustiziato dal Mossad nel 1991 a Tunisi senza che nessun magistrato italiano l'abbia potuto ascoltare. Mau.Pic.

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03/08/2010










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