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31/07/2010, 05:30

Notizie - Politica

È guerra di successione

E' rottura fra il premier e Fini. Il presidente della Camera contrattacca: "Sono stato espulso dal Pdl senza potermi difendere". Nasce Futuro e libertà per l'Italia. E non si dimette da Montecitorio.

Eadesso? Domanda che accanto al punto interrogativo dovrebbe avere mille puntini di sospensione da riempire con un discorso politico perché raramente s’è visto un caso così esemplare di imperizia politica. I primi effetti del divorzio tra Berlusconi e Fini sono rovinosi per il Pdl: a dispetto di tutte le previsioni fatte nel Palazzo - alle quali non ho mai creduto e ho sempre opposto un’analisi fatta con strumenti disponibili a chiunque abbia un po’ di sale in zucca - i finiani avranno un gruppo parlamentare molto forte alla Camera e un gruppo piccolo ma agguerrito anche al Senato. È un risultato che i lealisti del Pdl non si aspettavano e questo fa emergere un difetto di visione e percezione della realtà parlamentare piuttosto serio.

Berlusconi ha come sempre seguito il suo istinto, sono sicuro che in questo momento si sente più leggero e libero nell’animo, ma ho anche l’impressione che non abbia calcolato fino in fondo quel che stava accadendo nel Palazzo. Non so cosa abbiano raccontato al premier i suoi consiglieri, ma sono convinto che quando si arriva a un divorzio politico - a quel punto inevitabile - questo debba essere preparato con cura certosina, ragionato, valutato in tutti i suoi aspetti positivi e soprattutto negativi. Non mi pare che questo esercizio sia stato fatto in profondità e perciò la sfida politica lanciata da Fini è più sostanziosa di quanto i troppi yes men che circondano Berlusconi abbiano finora compreso. Hanno la percezione del rischio, ma non pensano all’orizzonte a lungo termine di quel che è accaduto.

Chiedere a Fini di lasciare la presidenza della Camera è stato un errore, perché ha dato allo stesso Fini le ragioni per dire no, resto e continuerò a fare politica da qui. La maggioranza dice che non è più super partes, ma chiedergli di lasciare lo aiuta a restare e a legittimare la sua azione con l’aiuto delle opposizioni. I suoi trentatré fedelissimi alla Camera e la decina che avrà al Senato sono più che sufficienti per far ballare la rumba al governo ogni volta che lo riterrà utile alla sua guerra di secessione e soprattutto successione. Non è detto che il successore sia lui per forza, sono certo che non è più questo l'obiettivo primario di Fini. Il suo fine è un altro: prepararsi a un dopo Berlusconi che, in un modo o nell'altro, lo vedrà ancora tra i protagonisti, non nella posizione di candidato a Palazzo Chigi, neppure in quella di leader del partito di maggioranza relativa, ma nella veste di capo di una destra finora mai vista in Italia di cui non conosciamo i confini. Può darsi che nel Paese non esista, che il suo battello sia destinato a infrangersi negli scogli.

Deve costruire da zero una proposta politica. Lavoro difficile, una vera e propria lunga marcia. Vedremo se ha polmoni per affrontarla. Per questo i suoi parlamentari appoggeranno il governo quel tanto che basta per non farlo cadere troppo in fretta, ma nel frattempo Fini come Penelope comincerà a tessere la sua tela dentro e fuori dal Parlamento. Chi dice che in ogni caso ormai ogni provvedimento della maggioranza doveva essere contrattato con i finiani, non ha compreso quale sia la reale portata della sfida lanciata ieri da Fini. Una cosa è il voto contrario durante la drammatica direzione di qualche mese fa, quella del "che fai? Mi cacci?", un'altra è consumare uno strappo politico vero e proprio, dar vita a gruppi parlamentari, lanciare una nuova sigla, organizzarsi nel territorio, darsi una struttura dirigente e fare politica autonoma tout court, senza più il pensiero di esser parte integrante del Pdl. Chiunque abbia fatto politica fin da quando aveva le braghette corte sa benissimo che questa è una fase in cui l'entusiasmo è il carburante che non manca mai. A Fini non interessa provocare (subito) la caduta del governo.

Sa di venire dalla destra tutta legge e ordine, sa di aver commesso molti errori, sa di aver spiazzato una parte cospicua dei suoi elettori di una volta, sa di dover recuperare almeno con una parte di loro un rapporto antico. Ha bisogno di tempo. Ma sa anche di poter raccogliere consenso in quella parte di elettorato che non si riconosce nel berlusconismo e in quel ceto medio che finora ha votato il Cav ma comincia a diffidarne e a rumoreggiare perché non ha avuto quel che chiede dal 1994: una pressione fiscale dal volto umano. Il suo discorso politico negli ultimi mesi è cambiato notevolmente: non parla più di immigrazione, bioetica, cittadinanza. Ma di identità nazionale, meritocrazia e legalità. Ha cambiato proposta e questo gli ha consentito di recuperare una posizione che prima di questa mutazione era irriconoscibile e inconciliabile con la sua storia. Fini sa anche che Berlusconi ha la pistola delle elezioni anticipate con le polveri bagnate, perché la situazione economica non consente un'altra campagna elettorale permanente, vuoti di potere a Palazzo Chigi e soprattutto il voto non alletta Umberto Bossi, almeno non prima di aver portato a casa il federalismo fiscale. La Lega sarà il sismografo di questa crisi e a tempo debito anche il partito che più di tutti potrà dettarne i tempi. Sarebbe stato meglio per tutti trovare un'onorevole composizione del conflitto, ma è chiaro che ormai era troppo tardi.

A questo punto Berlusconi dovrà escogitare qualcosa di nuovo perché la legislatura in queste condizioni ha il fiato corto e la soluzione di un governo di transizione, in caso di caduta, è davvero dietro l'angolo. Quei trentatrè voti alla Camera in caso di voto di fiducia si assottiglieranno, ma venti potrebbero essere sufficienti a staccare la spina e buonanotte. Berlusconi ha preferito rischiare e posso comprenderne le ragioni: non ci stava più a farsi logorare dal Granata di turno. La sua scelta sotto questo aspetto è stata lucida, ma il resto dello scenario appare più che mai nebuloso. Urge una risposta politica coraggiosa e fantasiosa. Allargare la maggioranza è più che mai ragione di vita o di morte. Assisteremo nei prossimi mesi a una guerra d'attrizione molto pesante: è chiaro che il Pdl aprirà una campagna di persuasione nei confronti di chi è passato con Fini, di chi ne sente la suggestione, di chi non sente il seggio sicuro e a questo punto «meglio Gianfranco che almeno è una speranza» per continuare ad avere un seggio in Parlamento. Evitare fughe, favorire ingressi. In gergo parlamentare si chiama «mercato delle vacche», per me è una semplice conseguenza della polverizzazione del centrodestra. Da questo momento è utile per tutti una ripassata delle pagine del Machiavelli: «Gli uomini dimenticano piuttosto la morte del padre, che la perdita del patrimonio».

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Mario Sechi

31/07/2010

  • 01/08/2010 22:31 Manlio Tummolo
    Visto che Gianfranco Fini è stato eletto presidente della Camera con i voti dell'intero centro-destra, sarebbe più corretto, e non solo opportuno, che si dimettesse, acquisendo più solide benemenerenze per il futuro (termine a cui sembra tenere tanto...), ma da buon partitocrate, miope, vede ciò che ha oggi, non quello che potrebbe accadere un domani, anche non lontano, e così non dimostra coerenza e serietà, qualità del resto oggi scarsamente apprezzate sul piano generale .
  • 01/08/2010 21:36 rossomai
    Fini ha elencato una raffica di valori per cui non può più stare con Berlusconi, ma ne ha ddimenticati 2 che per uno di destra vengono per primi: DISCIPLINA E LEALTA'. PS. ho inviato diversi commenti al giornale IL SECOLO D'ITALIA, ma , essendo contro il loro pensiero unico, non sono stati pubblicati.
  • 01/08/2010 20:20 angela
    Egregio direttore il principe è "nudo" e anche una stampa compiacente non riuscirà a risollevare Fini dall'abisso in cui si è precipitato per scelte politiche fatte e per comportamenti disinvolti come quelli relativi alla casa di Montecarlo! Difficile vedere per lui un futuro politico. Potrà cadere Berlusconi (ahimè per l'Italia) ma Fini è finito
  • 01/08/2010 10:28 giulio
    continuo qui L'immediata dichiarazione di Miccichè in sicilia (io sto con berlusconi) mostra come le truppe siano in movimento per togliere sul territorio quegli spazi di potere che i finiani si erano creati con accordi sottobanco (facendo i froci con il culo degli altri, direbbe Ricucci) e utilizzando il peggio della politica clientelare, riuscendo, mi permetto di dire grazie alla stampa nazionale, anche a fare e passare per puri immacolati a Roma. Ora non potranno più farlo. Nè lì né altrove. Questo insistere nelle analisi su numeri e quote mi fa tornare alla mente davvero le imboscate e il manuale cencelli del peggio della prima repubblica, sarebbe veramente una follia se il cav decidesse di risolvere così la faccenda. Si infilerebbe in un tunnel senza uscite e non sarebbe mai compreso da quella pancia del paese che ha sempre ritenuto ininfluente per le sue scelte i balletti di palazzo e le alte disquisizioni giornalistiche.
  • 01/08/2010 10:28 giulio
    io penso invece proprio il contrario. Berlusconi conosceva benissimo i numeri reali dei finiani (d'altronde bastava parlare con un qualsiasi deputato ex-an o farsi un giro in transatlantico per avere le idee chiare, da tempo) e a settembre se non prima, fiducia su Caliendo per esempio, li metterà alla prova (leggere le dichiarazioni di Della Vedova in proposito) e come ha detto qualche altro osservatore, il cav sa benissimo che Fini non lo può battere nel palazzo, ma lo deve sfidare altrove, nel paese. E come dice bene lei a quel punto la pattuglia di fedelissimi si assottiglierà immediatamente, anche perché tutto serve a Fini e ai finiani tranne che passare per traditori (sarebbe un deja vu per lui e un punto debolissimp per la storia personale degli altri).
  • 31/07/2010 20:22 soter
    Egregio Direttore, la sua disamina è condivisibile anche se mi sembra che Berlusconi sia stato descritto troppo sprovveduto. Ritengo che nel prendere la decisione drastica, che conosciamo, abbia fatto i suoi calcoli che, seppur non al millesimo, devono in qualche modo tornargli. Ritengo pure che abbia fatto più di un passo per ritrovarsi al momento che riterrà opportuno qualche alleato di comodo. Per quanto concerne Fini, ritengo che al momento abbia perso moltissimi consensi perché agli elettori in questo momento appare più come traditore che persona retta e al di sopra delle parti. L’alleanza con Berlusconi non doveva farla proprio perché lo conosceva benissimo. Ne consegue che da alleato, anche se dice cose sacrosante, come ritengo che in gran parte abbia detto, non doveva remargli contro, quantomeno pubblicamente ed in veste di Presidente della Camera. Proprio questo atteggiamento, al momento, gli viene rimproverato come tradimento.
  • 31/07/2010 16:16 alcambi
    31/07/2010 Egregio Direttore, la sua è un lettura corretta , ma ce ne è anche un'altra ugualmente plausibile. Berlusconi potrebbe aver intenzione di andare alle urne alla prima occasione utile. Poichè sia Fini che Bossi sono contrari, entrambi sosterranno il governo con convinzione almeno per qualche mese, e soprattutto Fini che vorrebbe consolidare il suo gruppo. Nel frattempo Berlusconi potrebbe studiare l'occasione propizia e il provvedimento incompatibile con i Finiani (vedi federalismo) per porre la fiducia e farsi sfiduciare dai finiani. E' pur vero che caduto il governo le elezioni dipendono dal Presidente Napolitano, ma non penso che egli voglia passare alla storia per aver agevolato un ribaltone misconoscendo la volontà degli elettori.
  • 31/07/2010 15:55 Marco
    Dopo tutte le batoste che i giornalisti di parte sia attraverso la televisione che la stampa hanno propinato all'on.Fini si e' chiuso il teatrino del PDL.Grazie on.Fini di averci fatto riaprire gli occhi che erano da troppo tempo chiusi.
  • 31/07/2010 15:29 iddu
    fini si compota come il classico fratellino minore dispettoso che disturba il maggiore,quando questo si è stancato,lo caccia,e allora corre dalla mamma per dirle che il maggiore fa il prepotente e magari lo ha pure menato...
  • 31/07/2010 12:02 Luca ot
    La memoria manzoniana ci avrebbe detto che questo matrimonio “non s’aveva da fare”, col senno di poi; ma in origine vi erano evidentemente le convenienze ideologiche e della salvaguardia dell’immagine, come uomini e come politici. I binari della strada ferrata da subito hanno evidenziato differenze di piani e distanze di sedi, accomodabili con bon ton, col tentativo della persuasione, con modi garbati e cortesi per riuscire a prendersi in giro felicemente, fiduciosi, ma forse è il caso di dire illusi, nel ritrovamento di un’identità comune capace di generare svolte d’ottimale fattezza e d’eccelsa lungimiranza. Un’Italia che, in sostanza, non se la passa bene oggi viene richiamata non all’ipotesi delle urne, semmai a quella dell’esame di coscienza nel tentativo di ricercare i veri connotati dei suoi esponenti di punta, valutare con proprietà d’intenti e capacità di giudizio autonomo le strade future in base a quelle già percorse senza inclinare sui grandi proclami, i voli pindarici, le esuberanze personali.
  • 31/07/2010 10:26 Carlo Carli
    Bene ha fatto Silvio a liberarsi di uno sporco profittatore e truffatore. Adesso vedrete che Fini si unirà alla feccia dell'IDV; Di Pietro é stato ed é tuttora un fascista, come il suo ex amico procuratore Davico.
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