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28/07/2010, 08:56

Notizie - Politica

Si giocano il futuro del Paese

La risposta alla lettera di Gaetano Rebecchini. Il Pdl è a un punto di non ritorno e le elezioni non sono la soluzione a tutti i problemi. Siamo vicini a una scissione dagli esiti imprevedibili. Fini e Berlusconi dovrebbero preoccuparsi dell'Italia in uno scenario globale.

Gianfranco Fini e SIlvio Berlusconi Caro Rebecchini, ho auspicato le dimissioni di Denis Verdini dal coordinamento del Pdl in tempi non sospetti. Non per cieco giustizialismo, ma per garantismo e amore della politica, della sua necessità e trasparenza. Sapevo cosa sarebbe successo e quale prezzo avrebbero pagato il Pdl e Berlusconi.  Il Pdl, Forza Italia, An, gli ultimi sedici anni di politica italiana sono un’esperienza con luci e ombre, ma come ho scritto qualche settimana fa sul berlusconismo, la storia dirà che i meriti sono più grandi dei demeriti. Eppure queste settimane sembrano un finale di partita a perdere, un inutile esercizio a perdere. La sua lettera segue quella di molti altri militanti, simpatizzanti, elettori, semplici cittadini che hanno votato il partito fondato da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini e, improvvisamente, non riescono a riconoscersi più in quella creatura pur avendo ancora fiducia nel Cavaliere. Da un lato ci sono quelli che non capiscono le posizioni di Fini, dall’altro ci sono quelli che non comprendono come si possano dare le dimissioni dalla banca e non rassegnare quelle dal partito. E in mezzo ci sono quelli - tantissimi - che storditi da quel che accade cercano di orientarsi e darsi una risposta plausibile. Nonostante il casino, il frastuono e la tentazione di rispondere con la pancia e non con il cervello, cerchiamo di dare un senso a questo guazzabuglio.


È inutile girarci intorno, la posizione di Denis Verdini era destinata a diventare un caso più grande di quel che immaginava lo stesso Berlusconi. Io non so cosa abbiano raccontato al Cavaliere, ma faccio giornali da quando indossavo le braghette corte e so come funziona questo circo. Era chiaro cosa sarebbe successo, era più che scritta la parabola di questa vicenda e per questo mi attendevo un passo indietro del coordinatore dal partito. Avrebbe evitato tanti imbarazzi al Pdl, dato allo stesso Verdini una maggiore libertà di difendersi, evitato di doversi confrontare con lo stridore della policy aziendale (della banca) che ha più unghie e influenza della politica (del partito). Paradossale. Caro Rebecchini, la sua storia è limpida e le sue posizioni culturali e politiche parlano chiaro. Per questo la sua lettera la trovo mirabile e istruttiva, rappresenta un mondo che si sente smarrito, ma nello stesso tempo è tenace, non rinnega la sua storia e chiede risposte certe. Il centrodestra sta vivendo una crisi interna di vaste proporzioni, quando un partito immagina espulsioni e scissioni, quando le parole d’ordine sono «o guerra o pace» è lampante che non siamo al «va tutto bene» e alle scaramucce dell’asilo Mariuccia. Il Pdl, lo ripeto per l’ennesima volta, è a un punto di non ritorno o di svolta. Berlusconi e Fini devono decidere il futuro di questa legislatura. Hanno rotto patti e piatti, hanno litigato sulla pubblica piazza, ora non hanno molte vie d’uscita: o stanno sotto lo stesso tetto o divorziano. La mia sensazione, netta, è che siamo vicini a una scissione del Pdl in due tronconi.


Gli esiti? Imprevedibili. Lei, caro Rebecchini, immagina le elezioni come la soluzione del problema. Ne fa, giustamente, un problema istituzionale, di legittimità e sovranità. Cose fondamentali, senza dubbio. Ma io sono abituato a guardare i numeri, i cosiddetti fondamentali di un Paese, lo scenario globale e non solo il nostro cortiletto, e le assicuro che l’Italia è in una situazione difficile. Se qualcuno si prendesse di leggere bene gli studi dei think tank delle banche, i documenti che girano vorticosamente nelle banche d’affari internazionali e nelle agenzie di rating, troverebbe il nome dell’Italia accostato pericolosamente al «Club Med», cioè quel gruppo di Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e hanno bilanci sotto pressione, un debito pubblico mostruoso e aste di titoli di Stato con il fiato sospeso. Al posto di Berlusconi e Fini darei una lettura a quel che si scrive sul nostro futuro prossimo in caso di crisi di governo. Non è radioso.
 

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Mario Sechi

28/07/2010

  • 29/07/2010 00:58 emilia
    A Fini non interessa la legalità... è solo un mezzo per stroncare che hli ha fatto posto per inserirlo in una posizione di spicco in politica. La sua vita è costellata di fortune.... anche quella dei lasciti in tutta italia e che attraverso le sue fondazioni lo rende ricchissimo. Cosa gli importa dell'Italia che manda allo sbando se la sua ambizione politica è la cosa che rimane da raggiungere per soddisfare il suo orgoglio e poi senza rimetterci nulla..... ma sono gli italiani a rimetterci per avergli dato fiducia... Speriamo in una vera scissione, ma lui non ha fretta... si dice che usa la tecnica del carciofo e lo sta dimostrando. Un italiano vero questo Fini.
  • 28/07/2010 21:23 angela
    Verdini ha convinto. La tesi di un accanimento contro il pdl tramite la sua persona è credibile. Giuste le osservazioni sul segreto istruttorio disatteso che confermano la volontà di danneggiare il governo, come pure i conmmenti di Bocchino che insieme agli altri finiani hanno proprio stancato per la poca credibilità derivata dal tradimento dei propri elettori. Forza Berlusconi resisti
  • 28/07/2010 16:27 silvio
    Gentilissimo Direttore, io leggo volentieri il suo quotidiano e i suoi editoriali, ma non credo che si debba mettere sullo stesso piano le responsabilità di chi sta cercando di svuotare e distruggere il PDL e Berlusconi. Fini è venuto meno al mandato dei suoi elettori ed è inutile far finta di niente
  • 28/07/2010 15:28 Pietro Pandolfi
    Siamo sicuri che il Pdl sia un partito di destra? Se è pieno di ex sinistri e socialisti, vedi Bondi, Berlusconi, Cicchitto, Tremonti ecc., ecc. Il berlusconismo assomiglia troppo al peronismo. Troppe società segrete, P2, P3 ......
  • 28/07/2010 14:03 Vincenzo Costantino
    Caro direttore, sia lei che il suo interlocutore Rebecchini chiedete le dimissioni di Verdini: il problema è che Berlusconi, con le sue vicende giudiziarie personali, non può imporre le dimissioni a nessuno, perché c’è il rischio che un quisque de populo si alzi e chieda per lui la stessa cosa. Chi se ne va, se ne va per libera scelta. La questione, quindi, è molto più grave e complessa e non può essere circoscritta né alle inchieste in corso, né alla crisi tra Fini e Berlusconi. Un presidente del consiglio completamente libero da ombre non avrebbe avuto grandi problemi né a contrastare Fini né ad affrontare in modo netto gli scandali che coinvolgono uomini del suo governo (i quali, anzi, nemmeno avrebbero fatto parte della compagine governativa, perché il premier non avrebbe avuto alcun obbligo nei loro confronti). I militanti e i simpatizzanti sono disorientati solo perché si sono bevuti la storia del grande imprenditore che scende in campo per salvare l’Italia e ora non capiscono.
  • 28/07/2010 10:43 Dino Agate
    "sul berlusconismo, la storia dirà che i meriti sono più grandi dei demeriti".. in un certo senso si: la malapolitica che già esisteva prima di tangentopoli (non è che ai tempi di De Mita e Andreotti fossero dei virtuosi) è di gran lunga aumentata ed emersa in tutto il suo obbrobrio senza più coperture nè vergogna, stavolta non nascondendo la mano dopo avere lanciato il sasso (prima esisteva la parola chiamata vergogna, nonostante la disonestà) ma lanciando sassi e asserendo che è il popolo italiano a volerlo (convincendo molti che è così). Quindi, avendo toccato il fondo col berlusconismo il MERITO è l'avere scatenato nella gente, principalmente nei giovani, un interesse e un desiderio di politica sana che porterà (mi auguro fortemente) a una nuova era politica basata su valori, portata avanti da persone oneste e capaci, che non vengano candidate per sfuggire alla legge e dove non si debbano più confondere gli eroi con i delinquenti.
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