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20/07/2010, 05:30

Notizie - Politica

dall'inviato Filippo Caleri FARNBOROUGH (LONDRA) Pier Francesco Guarguaglini, presidente e ad di Finmeccanica, il sassolino dalla scarpa se lo toglie subito a proposito dell'inchiesta in cui la società è finita per una presunta costituzione di fondi neri

Anzitutto ribadisce di avere la fiducia dell'azionista («Se l'azionista non ha fiducia in me me lo deve dire, per ora ho la sua fiducia e sto dove sto») poi, incalzato dai cronisti si lascia sfuggire un commento sulle indagini: «In questa vicenda guardando i giornali sembriamo imputati ma siamo solo testimoni».

E aggiunge che «ci può essere un po' di preoccupazione se il buon nome di Finmeccanica viene ingiustamente macchiato. Chi legge all'estero si può fare un'idea diversa e non può che danneggiarci». In ogni caso, ammette, «la società lussemburghese (quella sulla quale si sono appuntati i rilievi dei pm ndr) col senno di poi era meglio non farla». È l'unico riferimento che Guarguaglini fa nel corso della conferenza stampa per presentare la strategia della società al salone dell'aereonautica. Così, alla fine, a cercare di dare una linea difensiva resta in trincea Nicola Mugnato, direttore generale della Digint, la società controllata da quella lussemburghese, la Financial Lincoln, finita nel mirino dei magistrati per presunto riciclaggio. Il giovane manager, assalito dalla curiosità dei cronisti ansiosi di cogliere sfumature e collegamenti possibili in quello che è ancora una vicenda poco trasparente prova a spiegare. «Lorenzo Cola ci fu presentato come consulente di Finmeccanica. A presentarlo fu Maurizio Pozzi» che in passato risulta essere stato capocentro del Sismi a Milano. Mugnato spiega la genesi del cambiamento societario della società inizialmente fondata con Fabio Ghioni. Nel 2007 la Digint «aveva bisogno di un partner forte» perché «dopo lo scandalo Telecom non abbiamo più avuto lavoro dalle procure. Cola ci fu presentato da Maurizio Pozzi, che non so qualificare per professione, per avere un contatto con Finmeccanica e questo ci sembrò interessante». Così, «in pochi mesi tutto fu perfezionato», aggiunge, attraverso la costituzione di «una società lussemburghese, la Financial Lincoln, e l'operazione finanziaria fu seguita da Ernst & Young». «Il nostro obiettivo - continua Mugnato - era trasmettere tecnologie al gruppo Finmeccanica». La Financial Lincoln «era mia per il 100%», poi fu creata Digint di cui la Lincoln aveva il 51% e Finmeccanica il 49% con un aumento di capitale. Prima, la Digint aveva acquisito il ramo d'azienda Ikon con il software per le intercettazioni, e lo pagò a debito. «Con i 2 milioni versati da Finmeccanica, pagò per metà il debito e l'altra metà rimase in cassa» spiega. La decisione di costituire una società di diritto lussemburghese fu presa perché «avevamo bisogno di anonimato in quanto avevamo ricevuto minacce e avere come socio Finmeccanica ci avrebbe messo sotto i riflettori». Che poi ha aggiunto di aver ceduto il 51% della Lincoln Financial - operazione sempre curata da Ernst & Young - senza sapere a chi fossero finite le quote. Secondo l'inchiesta della magistratura, ad acquisire il 51% di Lincoln sarebbe stato il gruppo che fa capo all'imprenditore Gennario Mokbel e Cola sarebbe coinvolto nel riciclaggio di 8,3 milioni di euro sborsati da Mokbel per il 51% di Lincoln. In ogni caso Mugnato precisa «di non avere mai conosciuto Mokbel e di non essere stato ancora sentito dai magistrati». Magistrati che però, al momento, stanno indagando sui soldi di Lorenzo Cola in Svizzera. Soldi che in parte provengono, secondo quanto emerso dall'interrogatorio di garanzia dell'ex consulente di Finmeccanica, da bonifici della società. Ora dunque la rogatoria in Svizzera servirà ai magistrati per ricostruire la disponibilità e le linee di credito di Cola.

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20/07/2010










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