Lo ha sottolineato Corrado Calabrò, presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ospite del Premio Tropea nelle vesti di poeta. Appellandosi all'articolo 21 della Costituzione, ai principi fondanti dell'Unione Europea e al Trattato di Lisbona, Calabrò torna sul dibattito di questi giorni sul ddl intercettazioni e parla anche dell«'esigenza di tutelare la dignità e la riservatezza» come diritto contrapposto a quello di informare e di essere informati, che però non deve mai consentire «di oscurare la mente». E cita «il pluralismo come valore prezioso, costituzionalmente garantito», che rappresenta un antidoto per tutelare «dalla possibile prevaricazione di certa stampa e dal rischio di appiattimento su un pensiero unico». La quarta edizione del Premio Tropea, già vinto da Roberto Saviano, Gianrico Carofiglio e Carmine Abate, si è chiusa ieri sera. La terna dei finalisti è composta quest'anno dal giornalista Gad Lerner, autore dell'autobiografico «Scintille» (Feltrinelli), dalla giallista spagnola Alicia Gimenez-Bartlett, in gara con «Il silenzio dei chiostri» (Sellerio, lo stesso editore di Andrea Camilleri) e dal trentenne Mattia Signorini, che partecipa con «La sinfonia del tempo breve» (Salani). Alicia Gimenez-Bartlett lancia un sasso: «La stampa ha veramente troppo potere». Le fa eco Lerner: «Questo è sicuramente un problema serio ma non lo adopererei come argomento per limitare la libertà di espressione. Il giornalista, che ha da poco rinnovato per due anni il contratto con La7, l'emittente su cui conduce «L'Infedele», è critico verso la tv italiana: «A Gerusalemme - racconta - ho incontrato un tizio dell'antiterrorismo che mi ha detto "vediamo Raiuno e Canale 5. Siete la tv delle ragazzine". A mio avviso il problema è, più che altro, che non esistono altri modelli femminili. Lo trovo anacronistico - aggiunge - ma corrisponde a un immaginario politico misto arrapato-clericale».
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19/07/2010