Era ai primi posti nel programma di governo. Erano gli italiani a chiederlo. Silvio Berlusconi a prometterlo: più sicurezza sull'immigrazione clandestina. E il governo, a due anni dalla vittoria delle elezioni, porta a casa i risultati. Oggi gli sbarchi sono praticamente ridotti a zero. Lo dicono i dati del ministero dell'Interno. È bastato che il centrodestra, il 2 luglio 2009, portasse fino in fondo la sua battaglia, approvando in Senato il disegno di legge sulla sicurezza e introducendo il reato di immigrazione clandestina e il prolungamento fino a 180 giorni della permanenza nei Centri identificazione ed espulsione (Cie) degli extracomunitari arrivati in Italia senza permesso di soggiorno. I risultati parlano chiaro. Dal primo gennaio 2010 al 4 aprile scorso in Italia sono sbarcati solo 170 immigrati clandestini, anche grazie agli accordi del premier con la Libia per il pattugliamento delle coste. Centosettanta contro i 4.573 sbarcati nello stesso periodo del 2009. Un risultato che segna una diminuzione pari a -96 per cento e il successo politico dell'asse governativo Pdl-Lega. Senza contare che l'apertura dei nuovi Cie, e l'azione di contrasto all'immigrazione irregolare via mare, ha dato la possibilità a isole assaltate dagli stranieri, come Lampedusa, di rifiorire. È tornato il turismo, l'economia è ripartita e le associazioni umanitarie, ora, restano a braccia conserte senza più un africano da dover accudire. «In un anno - spiega Maroni - sono stati respinti in Libia 850 clandestini». Secondo i dati del Viminale, dal 2005 al 2008 (pur con un lieve calo nel biennio 2006-2007), l'escalation degli sbarchi di immigrati clandestini sulle coste italiane, sembrava inarrestabile: nel 2005, +68% rispetto all'anno precedente. Poi, già nel 2009, gli sbarchi si erano ridotti a 9.573, -74% rispetto al 2008, e, in particolare, nel periodo dal 5 maggio al 31 dicembre, quando presero l'avvio i respingimenti in Libia, principale luogo di partenza dei barconi della disperazione, gli sbarchi erano stati 3.185, -90% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente. Del resto, come ha riconosciuto Laurence Hart, capo missione a Tripoli dell'Oim, l'Organizzazione internazionale delle migrazioni, in virtù dell'accordo tra Italia e Libia, «siamo in una fase di transizione, non ci sono ancora nuove rotte». Si parla, ha aggiunto Hart, «di una nuova rotta attraverso Israele, ma è evidentemente molto pericolosa e non è una rotta suscettibile di essere usata su larga scala». Una condizione, quella della «fragilita» della tregua sul fronte dei traffici via mare, riconosciuta dallo stesso Maroni, per il quale il controllo delle frontiere del resto del Mediterraneo «è ancora troppo debole». Sicuramente più forte rispetto a tre anni fa, quando in questo periodo, estivo, non si contavano i disperati arrivati via mare sulle spiagge del sud Italia.
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19/07/2010