. «Il diabete è ormai considerato un'epidemia - spiega Giovambattista Pani uno dei ricercatori della Cattolica che ha evidenziato il ruolo della molecola che spegne la malattia - Nel mondo c'è un incremento sostanziale delle persone colpite da diabete e l'Italia non fa eccezione. Il 5 per cento della popolazione è affetta da questa malattia che va di pari passo con l'aumento dei casi di obesità ». Parliamo di diabete alimentare? «È la forma più diffusa in Occidente a causa dei cattivi stili di vita. I nostri studi sono incentrati proprio sulle alterazioni del metabolismo e sull'invecchiamento». Questa vostra scoperta equivale a una cura? «Non immediatamente. Noi siamo ricercatori di base. Agiamo a livello molecolare. Ci vorrà del tempo per mettere a punto sistemi che inibiscano la P66. Tenga, però, presente che quelle sul diabete e sui disordini del metabolismo sono, nel mondo, tra le ricerche più avanzate al pari di quelle sul cancro». Così siamo ricchi e ci ammaliamo per troppo cibo... «È ormai una patologia ambientale. La qualità e la quantità di cibo porta alle alterazioni metaboliche» In attesa della cura, cosa possiamo fare per evitare di diventare diabetici e obesi? «Ridurre le calorie, non in maniera eccessiva e non tutte insieme. Fare molta attività fisica. Evitare quello che oggi viene definito cibo-spazzatura. La miglior prevenzione dell'obesità è, quindi, dieta equilibrata e moto». Come siete giunti dallo studio sull'invecchiamento all'"interruttore" del diabete? «Tra i responsabili dell'invecchiamento ci sono i radicali liberi. Un loro eccesso fa invecchiare le cellule. Abbiamo così scoperto che eliminando la produzione della molecola P66 i topi non solo non diventano obesi ma vivono più a lungo. La P66 probabilmente agisce da sensore dei cibi favorendo non solo l'accumulo di grasso nelle cavie, ma anche e soprattutto l'insorgenza di iperglicemia e diabete».
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13/07/2010