La stampa di destra li ha presentati come campioni di una nuova unità nazionale, e il governo socialista di Zapatero, ai minimi storici nei sondaggi in un paese con un tasso record Ue del 20% di disoccupazione, ha promesso che la vittoria aiuterà a uscire dalla crisi. La stampa madrilena esalta la «grandeur» nazionale del paese attraverso l'impresa dei ragazzi di Del Bosque, tutti nati dopo la morte del caudillo Franco nel 1975 e la transizione morbida dalla dittatura alla democrazia: «Quanto sei Grande, Spagna!», si commuove El Mundo. È vero che le imprese della Roja sono state celebrate più che mai anche in Catalogna e nei Paesi Baschi, le due regioni con più separatisti, e che la finale è stata la trasmissione più vista nella storia della tv. E che lo stesso Del Bosque sabato ha presentato la sua nazionale, formata da giocatori catalani e madrileni, baschi e asturiani, come un esempio per il paese. «Favoriamo una migliore integrazione fra le comunità autonome del paese» ha detto. Ma c'è già chi avverte, come il capo del partito nazionalista basco Pnv Inigo urkullu, che «l'euforia passerà » e che il paese «tornerà alla realtà ». Cioè alla spirale interna dei nazionalismi. Intanto il governo Psoe spera in un effetto Roja per la boccheggiante economia iberica, nella speranza anche di ritrovare ossigeno nei sondaggi prima delle politiche del 2012. Zapatero, grande comunicatore, ha ammesso di avere pianto dopo il gol di Iniesta, la vicepremier e ministro dell'economia Elena Salgado ha annunciato che l'effetto-Roja farà crescere «dentro e fuori la fiducia nel nostro paese» e il ministro dell'industria Miguel Sebastian ha pronosticato un aumento del Pil dello 0,7%. Il ministro degli esteri Miguel Angel Moratinos si è detto invece «sicuro» che cresceranno investimenti ed esportazioni grazie alla «poderosa» vittoria delle Furie Rosse.
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13/07/2010