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Alla fine del riquadro di spiegazione ne sarà proposta anche la traduzione in inglese, ripresa dal lemmario Italiano-Inglese del Ragazzini 2010.

09/07/2010, 05:30
Anna Maria Tarantino è scomparsa senza lasciare traccia alla vigilie della presentazione dell'opera dedicata alla madre.
«Cosa è la vita se non un soffio? Come una bolla di sapone che si gonfia, illudendo e poi si dilaga nel nulla. (...) Ogni uomo vive nel dolore e non riesce mai a trovare serenità. Vive nel vuoto di se stesso e fugge, fugge inutilmente dalla morte». Sono alcune righe di «Soffio di vita» il libro che Anna Maria Tarantino è riuscita finalmente a pubblicare dopo un anno di affannosa ricerca di un editore. Un titolo come un alito di vento e un disegno in copertina delicato e leggero che riempie d'orgoglio Anna Maria perché lo ha realizzato per lei Antonella Cappuccio, la mamma dei più noti fratelli Muccino. Così il suo sogno si è finalmente realizzato: scrivere non un romanzo, ma «la» storia, quella del suo amore sconfinato e straordinario per la mamma che un tumore le ha portato via lasciandola nella disperazione più totale, nella solitudine più straziante. E il dolore infatti percorre una riga dietro l'altra di quest'opera autobiografica che invita tutti a riflettere sui valori di fondo della vita, una vita che molto ci sorride, spesso ci illude, talora ci inganna. Un percorso quasi effimero durante il quale, ognuno di noi, dopo il pianto deve ritrovare il sorriso, dopo la sofferenza deve riprovare la gioia, dopo la disperazione deve cercare la forza. Ed è spesso il dolore a farci cambiare modo, rotta, vita....
Probabilmente con queste parole introdurrei lunedì pomeriggio, nell'Aula Magna di Via Benaco a Roma, quest'opera prima di Anna Maria, una collaboratrice che conosco almeno da dieci anni. Ho vissuto questo «parto» con lei che, fin da subito, mi ha chiesto di farle una «bella recensione» sul nostro giornale e di presentare il libro ai suoi amici e «a tanta bella gente» che con lei e per lei avrebbe gioito. Era venuta venerdì a «La Caffettiera», il bar di Piazza di Pietra dove spesso c'incontravamo per mangiare un tramezzino, e mi aveva portato la copia «staffetta». I suoi occhioni brillavano un po' più del solito: era contenta per il suo piccolo capolavoro, era emozionata nel ripetere che «certo non è un romanzo o un saggio, ma è la mia storia, c'è tutta me stessa dentro e c'è la mia mamma che tu sai quanto ho amato e quanto mi manca. Sempre. Ogni giorno». Di Anna Maria, sempre elegante e curata, mi ha sempre colpito la contraddizione tra leggerezza estetica e pesantezza psicologica: un volto delicato, un corpo scattante, un passo agile, eppure bastavano alcune parole come mamma, natale, vacanze e una cappa di dolore si abbatteva sullo sguardo, la luce degli occhi diventava lacrima, il sorriso si trasformava in broncio, la sua indipendenza in solitudine.
Ecco, la solitudine di Anna Maria mi fa pensare che la sua scomparsa non è un colpo di testa, quella che le single di «Sex and the city» chiamerebbero una «botta di vita», magari sulla spiagge di Deauville o a Southampton. Impossibile sparire quando un sogno si realizza e lo vuoi gridare al mondo, strano cambiare modi quando sei un'abitudinaria, difficile credere che un principe azzurro ti porta via una sera di mezza estate e non lasci alcuna traccia ... È tutto strano e difficile da credere ma io spero che sia andata così ...perché un altro film di Anna Maria non voglio di vederlo ... Preferisco la favola.
Sarina Biraghi
09/07/2010