Questa è l'essenza delle collezioni Jaggy che riaccendono quello stile tanto caro alla borghesia americana degli anni Settanta: il Preppy. Quella moda che invase gli States e i suoi college, per poi, con i Kennedy, dare vita a quella rivoluzione culturale che vedeva nel Preppy un modo di essere. Insomma, un modo di vestire che significa un modo di pensare e di agire, come lo erano i Mods nella Brayton degli anni 70. Un fervore che riprende vita nelle linee delle collezioni Jaggy. Certo, vien da chiedersi cosa c'entri un marchio italiano in tutto questo, eppure la regina del Preppy è un'italiana. Infatti, la casa torinese ripercorrendo il corso di questo stile ha sfondato il mercato americano fino a raggiungere, come all'epoca, i Kennedy, vestendo Bobby Kennedy III. Così il made in Italy non teme confronto, anche quando il terreno di gioco è quello dell'avversario. Quello di Vogue America che impone alla nostra settimana della moda tempi e modi, quello della crisi economica e delle bolle finanziarie. Ancora una volta l'Italia scavalca il pregiudizio, dimostrando di saper andare ben oltre il mito creato da se stessa dell'alta sartoria. L'Italia, grazie a Jaggy, riesce a insidiare un mercato tutto americano, riesce a conquistare un modo di pensare che ha reso grande gli States pur nelle sue contraddizioni. E così Jaggy mette il vestito al pensiero americano. A quel perbenismo ricco di maliziosità , alla purezza che nasconde mille intrighi, alla timidezza che non rigetta la più profonda seduzione.
Vai alla homepage
05/07/2010