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25/03/2009, 05:15
Rassegnamoci. Rassegnamoci a vivere senza teatro. Almeno per qualche altro anno ancora. Del resto, si dirà, se si può vivere senza lavoro, senza strade e senza parcheggi, ma anche senza ottimismo e forse senza speranze, allora, vedrete, impareremo a vivere bene anche senza teatro.
I milioni messi a disposizione dalla Regione Lazio, assessorato alla cultura, grazie ai Fas, i fondi per le aree sottoutilizzate, sono infatti l'ultima concreta opportunità per realizzare un teatro vero (!) a Frosinone. Anche se, visti i tempi delle opere pubbliche ai quali ci siamo assuefatti, rischiano di essere semplicemente una beffa. L'ennesima, dopo la chiusura dell'unico palcoscenico della città, quello del cinema Nestor, che per anni si è adattato ad ospitare la prosa e che è inutilizzato ormai da troppo tempo. Ma soprattutto perché i fondi destinati a Frosinone, circa sette milioni e 200.000 euro (divisi in tre annualità e con il 10% a carico del comune, già in bilancio), possono non essere sufficienti. I tempi stringono.
Entro dicembre l'amministrazione comunale, se vorrà davvero usufruire dei finanziamenti, dovrà aver predisposto la gara d'appalto e soprattutto affidato i lavori. Finora di certo c'è l'area su cui dovrebbe sorgere, vicino il conservatorio Licinio Refice, per ragioni puramente logistiche, a qualche centinaia di metri dal nuovo, quello sì, palazzetto dello sport e dallo stadio, mai completato, del Casaleno, monumento della follia amministrativa, mausoleo dello spreco e dell'assurdità. Il pericolo che a far compagnia allo stadio ci sia anche un altro scatolone vuoto c'è. Ma il pericolo è il loro mestiere. Il sindaco Michele Marini, però, si dice tranquillo. E va avanti. «I tempi tecnici per realizzare il teatro comunale ci sono tutti. Eccome.
Si tratta di una grande opportunità e già aver ottenuto il finanziamento è una vittoria per la mia amministrazione. L'architetto Capuani, insieme alla struttura tecnica comunale e coadiuvato da un comitato di esperti, tra cui professionisti di fama nazionale, sta ultimando il progetto preliminare, necessario per l'appalto integrato, vale a dire la progettazione esecutiva e lo svolgimento dei lavori. Saranno necessari ancora quindici giorni, venti al massimo». Quindi indire la gara d'appalto e affidare i lavori non dovrebbe essere così complicato. Già, non dovrebbe. Il termine ultimo è dicembre. E di mezzo ci sono l'estate e le vacanze. «Questa maggioranza ha dimostrato la volontà di ultimare le opere pubbliche iniziate dalle amministrazioni passate e di realizzare quelle infrastrutture necessarie per far sì che Frosinone sia una città come tutte le altre».
Lasciamo perdere inutili paragoni. Perché proprio in questo campo scontiamo anni di immobilismo. Anni di ritardi, anni di sterili discussioni. Molti lavori pubblici, senza voler per forza scomodare di nuovo lo stadio Casaleno, sono bloccati da mesi, in alcuni casi decenni. E i tanti piccoli cantieri fermi per la città non ci tranquillizzano di certo. «Abbiamo il palazzo dello sport, per la cui realizzazione sono stati impiegati tre anni, siamo riusciti a completare l'ascensore inclinato, visto che ormai manca soltanto il nulla-osta per l'esercizio, la piscina olimpionica sarà un'altra realtà importante per Frosinone. E il teatro comunale rientra tra queste priorità». Non solo, a sentire il sindaco sarà una grande opera. «Più di mille posti. Una struttura dove sarà possibile organizzare ogni tipo di eventi, dalla lirica alla prosa fino ai concerti. Sono sicuro che diventerà un punto di riferimento non soltanto per Frosinone o la provincia, ma per tutto il Lazio meridionale. Al teatro, inoltre, affiancheremo una scuola teatrale, un progetto riservato alla formazione dei giovani».
Pensare in grande va bene. Anzi, benissimo. L'unico dubbio è rappresentato, a questo punto, dai fondi disponibili, probabilmente insufficienti a coprire tutte le spese. «Se i soldi non dovessero bastare vorrà dire che interverrà il comune. Non lasceremo niente a metà, questo è indubbio!». Nel frattempo, in attesa cioè che il teatro comunale diventi una realtà, accontentiamoci. Innanzitutto del palazzetto dello sport, che non sarà il massimo ma ha dimostrato di essere adatto a ospitare concerti. E poi dell'auditorium della scuola media Umberto I, tre/quattrocento posti che dovrebbero garantire, a partire dal prossimo autunno, l'organizzazione di una stagione teatrale, una piccola stagione teatrale. Perché l'ipotesi di una tensostruttura a questo punto è stata definitivamente scartata. «Non avrebbe senso. Dobbiamo soltanto avere la forza di aspettare». E il caro, vecchio e tanto bistrattato Nestor che fine farà? «Non essendo di proprietà del comune non avremmo potuto utilizzare i fondi Fas, semplicemente non era finanziabile, così come la tensostruttura. Ma l'intenzione di acquistarlo c'è. Il comune potrebbe avere uno spazio importante per promuovere eventi nel cuore della città. Il prezzo di oggi, però, è elevato...». Come dargli torto. Forse, davvero, non resta che aspettare. E sognare Shakespeare e Brecht. In silenzio.
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25/03/2009