. Anche se è stata la battuta più facile vedendo quela strana mozzarella sul bancone di un discount torinese. Così, l'Italia e l'Europa lavorano fianco a fianco per trovare rapidamente la causa che è all'origine della strana colorazione dell'alimento, prodotto in Germania. Bruxelles non ha esitato a mettere in modo una missione di ispezione sanitaria nell'industria di produzione in Germania, in risposta alla domanda del ministro alla Salute, Ferruccio Fazio, e spera di avere nei prossimi giorni i primi risultati. «Abbiamo deciso l'invio di una missione di ispezione che avrà luogo molto probabilmente mercoledì e giovedì - ha detto il direttore generale per la sanità alla Commissione europea, Paola Testori Coggi, quindi ci aspettiamo i risultati entro giovedì sera». Insomma, la macchina europea è lanciata, e con la collaborazione delle autorità sanitarie italiane e tedesche si lavora per dare ai cittadini una spiegazione rapida di quanto è avvenuto. L'obiettivo: rassicurare in primo luogo il consumatore che il caso della «mozzarella blu» non si riprodurrà , evitando che vengano penalizzati quei produttori che hanno messo la qualità in vetta alle loro priorità . Tutto al momento sembrebbe, quindi, «sotto controllo» come annuncia Bruxelles: «I lotti di mozzarelle sotto accusa sono stati identificati e ritirati dal mercato». I prodotti dall'azienda tedesca erano giunti in Italia e a loro volta riesportati in Slovenia: in base alle informazioni a disposizione sono questi gli unici Paesi dove la «mozzarella blu» è stata esportata. Comunque, assicura Frederic Vincent, portavoce del commissario europeo alla sanità John Dalli, «il sistema di allerta rapido dell'Ue ha funzionato: una specie di telefono rosso per i rischi sanitari che collega 24 ore su 24 le singole autorità nazionali alla Commissione europea, che a sua volta informa l'insieme degli Stati membri». Se la rete di controllo sanitario europeo esiste, non è sufficiente secondo il presidente della Commissione aGricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro (S&D), secondo cui sono necessari altri strumenti, e in primo luogo l'obbligo dell'origine in etichetta. Su questa battaglia il Parlamento europeo ha già ottenuto una prima vittoria inserendo tra le regole sull'informazione ai consumatori proprio l'obbligo di indicare sulla confezione il paese o il luogo di provenienza dei prodotti.
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22/06/2010