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L'Agenzia del farmaco deciderà definitivamente il 19 ottobre. Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: "è solo uno dei tanti passaggi procedurali in cui si articola la procedura d'immissione in commercio del farmaco".
Un parere favorevole all'aborto chimico negli ospedali pubblici, quello indotto dal «mifepristone da assumere entro il secondo mese di gravidanza» è arrivato ieri sera dal Consiglio di amministrazione dell'Agenzia Italiana del Farmaco. Tanto basta per far esultare la sinistra perchè «è stata autorizzata la pillola abortiva Ru486 negli ospedali pubblici» e «sconfitta la politica spettacolo del centro destra» come sottolinea l'ex ministro della Salute Livia Turco. Ma non è una burletta, qui si gioca sulla pelle delle donne. Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella spegne gli entusiasmi : «Non c'è nessuna vittoria e nessuna sconfitta: è solo uno dei tanti passaggi procedurali in cui si articola la procedura d'immissione in commercio del farmaco». E il Cda dell'Aifa si è riconvocato per il 19 ottobre per una delibera definitiva che terrà conto di quanto emergerà dal lavoro della commissione d'indagine parlamentare.
La Ru486 non è della serie «basta un poco di zucchero e la pillola va giù». Il mifepristone è in grado di interrompere la gravidanza con l'attecchimento dell'ovulo fecondato. Prevede due fasi: si prendono tre pillole di Ru486 e si aspetta per due giorni l'espulsione dell'embrione come una abbondante mestruazione. Se entro 48 ore non succede niente, altra pillola: una prostaglandina che provoca contrazione uterine (come in un parto) e induce l'espulsione. L'evento è vissuto in perfetta solitudine dalla donna a casa propria. Con le angosce dell'aborto e il dolore delle contrazioni. E non finisce qui: perchè dopo 14 giorni circa c'è il controllo ecografico e se qualcosa non va allora bisogna fare pure il raschiamento.
Natalia Poggi
01/10/2009