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La denuncia: "150 mila senza incarico" Sono invece 18 mila, avranno gli ammortizzatori sociali. I "big" con i manifestanti agli ultimi piani dei provveditorati.
La sinistra italiana vola su un manico di scopa in equilibrio precario come il maghetto Potter anzi s’arrampica sui tetti come i gatti in calore. Perché dopo un’estate caliente di gossip e pettegolezzi pensa già a un autunno caldo di «problemi reali». Su un terreno conosciuto e già battuto: il pianeta scuola, il tradizionale fortino dei sindacati «amici». Ieri mattina i precari della scuola che protestano contro i «tagli» della legge 113 del 2008 sono saliti sul tetto dell'Ufficio scolastico provinciale della Capitale (ex provveditorato) di via Pianciani. Il leader del Partito di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero in quattro e quattr'otto s'è arrampicato pure lui sul tetto (che scottava davvero a causa delle temperature da altoforno di quest'inizio settembre) «per capire le loro intenzioni».
Dopodichè sono partiti i comunicati stampa non prima di avere rassicurato i precari «sull'appoggio, la solidarietà e la presenza attiva fattiva in tutte le loro sacrosante lotte». Ferrero ha pure detto che vuole risolvere «il problema drammatico» dei precari della scuola e ha sparato delle cifre: «i precari sarebbero oltre 300 mila, di cui 150 mila posti a rischio e per i quali il governo non fa nulla». È un deja vù: il segretario del Pd Dario Franceschini una settimana fa è salito, pure lui, sul tetto del provveditorato di Benevento dove manifestava, da giorni, un gruppo di insegnanti precarie. «Sono qui a prendere l'impegno, per il Partito Democratico, di continuare a chiedere che il Governo sospenda l'espulsione dei precari ecc. ecc....».
E ora c'è il sospetto che il red carpet tra i precari dei big della sinistra sia solo all'inizio. Il problema dei precari della scuola è atavico (molto più antico del governo Berlusconi). Si risolverà quando sarà eliminato l'organico di fatto: un esercito di duecentomila persone che ogni anno contribuisce alla lotteria delle cattedre e alla dequalificazione della scuola italiana. E ora passiamo ai famigerati «tagli» della riforma Gelmini. Nel 2009-2010 le cattedre in meno saranno circa 36.000. Il governo ha, da poco, assunto 8.000 docenti, 8.000 amministrativi e 647 dirigenti scolastici. Quest'anno sono andati in pensione circa quarantamila insegnanti. I tagli corrispondono più o meno al turn over. E i docenti supplenti (cioè a tempo determinato) che, dopo anni di incarichi, resteranno senza cattedra sarebbero quasi 18.000. E non «150 mila» come asseriva Ferrero.
Saranno concentrati soprattutto nelle regioni del Sud: Campania, Calabria e Sicilia dove si è più «caricato» in passato. E dove in questi giorni impazza la protesta. Anche oggi è previsto un presidio di precari davanti al provveditorato di Palermo. Mercoledì prossimo il ministro Gelmini presenterà in Consiglio dei Ministri un decreto legge ad hoc per non lasciarli in mezzo a una strada. Grazie ad accordi che il Ministero sta stipulando con Regioni e Inps i precari senza incarico riceveranno indennità di disoccupazione fino all'80% della retribuzione, avranno un «accesso preferenziale» per le supplenze brevi, saranno inseriti in iniziative organizzate dalle Regioni e progetti scolastici speciali senza perdere il posto in graduatoria. Ma l'azione del governo è già stata bollata come «una farsa» dai Cobas e rimandata al mittente pure dalla Cgil. È proprio vero: la miccia è stata innescata!
Natalia Poggi
05/09/2009