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il commento

Usa in Afghanistan, combattere per conquistare il consenso

La nuova offensiva statunitense in Afghanistan potrebbe portare ad un reale cambiamento di rotta nel conflitto tra la coalizione internazionale e la guerriglia afghana. Nella controguerriglia il “premio” non è il territorio ma la gente che lo abita, con una politica di “cuori e menti”.

Operazione Usa in Afghanistan Mossa di apertura. La nuova offensiva statunitense in Afghanistan potrebbe portare ad un reale cambiamento di rotta nel conflitto tra la coalizione internazionale e la guerriglia afghana. Da una parte la nuova Amministrazione di Barack Obama ha deciso di porre un limite all’estenuante ridda di errori che la Nato con in prima fila gli Usa, ha commesso in questi anni sul versante militare e dall’altra la nuova strategia operativa.


Il nuovo Comandante in Afghanistan è il Generale Stanley McChrystal, da molti considerato un guru delle operazioni speciali e dell’interazione in fusion cell dei nuclei dell’intelligence che gestiscono le fonti informative, dei cervelloni della Sigint, lo spionaggio elettronico e dei commandos che operano sul campo. A lui si deve l’applicazione della Dottrina Petraus in Iraq con la sconfitta di Al Qaeda nel Paese mediorientale.


Secondo i dettami delle Special Forces “l’uomo viene prima di tutto”, per questo nell’offensiva in corso, l’obiettivo primario non è distruggere i networks talebani ma piuttosto ottenere il consenso della popolazione portando stabilità e condizioni di vivibilità. Nella controguerriglia difatti il “premio” non è il territorio ma la gente che lo abita, con una politica di “cuori e menti” efficace sin dalla Campagna britannica in Malesia nel 1948. Non è un caso che ad essere impiegati sono i Marines, al di là dell’immagine Hollywoodiana i “Colli di cuoio” hanno nel fortissimo spirito di Corpo la loro forza e in quanto fanteria leggera per definizione sono abituati ad interagire con i locali. Cosa che all’ipertecnologico Us Army è evidentemente difficile.


Forse perché percorrendo ad alta velocità le strade di un villaggio barricandosi all’interno di un veicolo blindato è onestamente difficile costruire un rapporto umano con la popolazione. L’azione americana è poderosa, sono impiegati oltre 4000 uomini di diverse MEU SOC ( Marine Expeditionary Unit Special Operations Capable). L’idea è tagliare i rifornimenti ai talebani cercando di spingerli lontano dal confine e verso le aree nelle quali il consenso e la forza dei pashtun è meno rilevante, negare all’insorgenza la disponibilità dei campi di oppio e costringerli ad uno scontro dove la superiorità aerea e tecnologica americana sarebbe in grado di infliggergli perdite se non decisive certamente talmente pesanti da permettere alla Nato un attimo di respiro, quel tempo necessario ad una nuova strategia.


Ma la missione offensiva americana ha anche un altro significato. Nel sud dell’Afghanistan da anni oramai gli europei ed i canadesi non riescono a trovare il bandolo della matassa. Vuoi per carenza di risorse vuoi per timori di politica interna, il bilancio nel sud del Paese è ampiamente passivo. Nonostante grandi dichiarazioni di intenti il vecchio Continente ha avuto, al solito, un atteggiamento timido e titubante, forse con la sola parziale esclusione degli inglesi, con le consuete e note regole di ingaggio “fai, non dire e se ti scoprono io non ne sapevo nulla”… Possiamo solo immaginare quanto si sentano sereni i diversi Comandanti di contingente a sentirsi le spalle così protette dalle loro Capitali.


Per questo appena è stato possibile, gli americani hanno ripreso in mano il pallino e deciso di fare da soli, come se negli Usa i movimenti pacifisti o l’opposizione interna non esistessero. E poi pretendiamo pure che ci prendano sul serio.
 

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Andrea Margelletti

03/07/2009

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