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Washington ritira gli inviti agli iraniani per il 4 luglio. Mousavi: "Il sangue è colpa di chi c'è dietro i brogli". Secondo fonti ufficiali sarebbero 20 le vittime degli ultimi scontri a Teheran.
A ventiquattro ore dagli ultimi violenti scontri, per le strade di Teheran la protesta sembra aver preso una forma più aggressiva, almeno sulla Rete. E il web, che è diventato il principale, se non unico, strumento d'informazione per quel che riguarda la situazione attuale in Iran, comunica rabbia e voglia di reagire. L'atmosfera, dopo la notizia della probabile morte di una ragazza, colpita nelle cariche di mercoledì e deceduta ieri in ospedale, è infatti ancora più calda. «Ci hanno dichiarato guerra», si legge sul web.
«A questo punto, le dimostrazioni pacifiche sono fuori dal tavolo«, bisogna combattere con «autobus bruciati e molotov; invece che sassi». E ancora, «i topi hanno paura. Stanno abbandonando la barca. Stiamo vincendo» o «Morte a Khamenei». Questo ci si auspica sulla grande piazza virtuale. Su Twitter si parla di vittime anche fra i Basiji; informazione confermata da PressTv che riferisce di otto paramilitari uccisi da colpi di arma da fuoco, a riprova che anche tra i dimostranti si farebbe uso di simili strumenti. Venti le vittime in tutto, secondo le stime ufficiali del governo che attribuisce il pesante bilancio a elementi violenti infiltrati nei cortei. Il clima è da guerra civile, fomentato anche dalle nuove accuse di Mahmoud Ahmadinejad nei confronti degli Stati Uniti.
Replicando ai dubbi espressi da Barack Obama sulla legittimità delle elezioni del 12 giugno, il presidente iraniano ha tuonato: «Ha fatto dichiarazioni come quelle del suo predecessore. Non deve interferire con le nostre questioni». L'accostamento tra Obama e Bush, giunge dopo che Washington ha ritirato gli inviti a partecipare alla celebrazione del 4 luglio, anniversario dell'indipendenza Usa, fatti ai diplomatici iraniani. Inviti che non hanno mai ricevuto risposta. Intanto, anche ieri, alcuni dimostranti hanno provato a riunirsi, per essere dispersi poco dopo, tra piazza Enghelab e Valiasr, sfidando il divieto di commemorare i caduti di questi giorni. Mehdi Karroubi, il candidato moderato che con Mousavi chiede di annullare il voto, aveva cancellato la manifestazione di lutto, ma, come ormai avviene sistematicamente, l'onda verde, o quel che ne resta, si è riversata per le strade.
Da alcuni giorni, però, è lontano dalla piazza l'ex primo ministro, investito del ruolo di leader e ora dedito ad incitare i sostenitori dalle pagine del suo sito web Kelameh. Ieri, ha risposto indirettamente alle accuse di Khamenei, sostenendo che «il responsabile di questo bagno di sangue» è «chi sta dietro i brogli» e rilanciando la volontà di «protestare con calma e nel rispetto della legge» perché si tratta di «un diritto costituzionale».
Almeno 140 persone, tra attivisti politici, giornalisti e assistenti universitari, sono finite in manette dal 12 giugno ad oggi; non è chiaro se fra questi ci siano i 70 arrestati mercoledì. Secondo alcuni analisti, la mano pesante nei confronti degli oppositori sarebbe il segnale chiaro della debolezza del potere in Iran, in questa fase. Sulla stessa linea, il grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, il leader religioso dissidente più influente nel Paese. «Se il popolo non può rivendicare i suoi diritti legittimi in manifestazioni pacifiche, l'aumento della frustrazione potrebbe distruggere le fondamenta di qualsiasi governo», ha ricordato, dopo che, nei giorni scorsi, aveva sottolineato che «respingere le richieste del popolo» è vietato dal Corano.
Antonella Vicini
26/06/2009