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La magia del calore più forte della chemio

Tor VergataSe la cura tradizionale rischia di fallire ma anche all'inizio della terapia per soffrire di meno

Giuseppe Maria Pigliucci *

Capita ormai quasi ogni giorno, a chi si interessa di tumori, di osservare casi sempre più numerosi di chiemioresistenza, cioè di mancata risposta, o di comparsa di complicazioni severe, nel trattamento dei pazienti oncologici, operabili o meno, mediante chemioterapici. Da ciò nasce la sempre maggior diffidenza, e il rifiuto, da parte di molti, di sottoporsi a questo tipo di cura. Si può dire senza ombra di dubbio che un corretto utilizzo di questa terapia sia senz'altro fondamentale; purtroppo le seconde linee di trattamento più forti e tossiche spesso impediscono di ottenere i benefici che hanno le prime linee, le più sopportabili. È su questo punto che è utile fare qualche riflessione! C'è una possibilità di prevenire il fenomeno della chemioresistenza, o di trovarne una soluzione? La risposta è sì. Esistono delle terapie aggiuntive, ufficiali, che permettono, se associate alla chemoterapia, anche a dosi ridotte e quindi meno tossiche, di prolungare il trattamento antitumorale, a tutto beneficio nella vita del paziente e del suo "performante status", cioè le condizioni generali. L'ipertermia di cui dirigo un servizio a Tor Vergata, nella seconda Università di Roma, è la terapia che oggi permette di ottenere risultati molto soddisfacenti, con stabilizzazione e/o riduzione dell'impegno della malattia anche fino al 70% dei casi trattati. Riusciamo a stabilizzare tumori cerebrali, polmonari, pancreatici, dell'apparato digerente, dell'apparato uro-genitale, della mammella, melanomi ed anche sarcomi in tutti gli organi e apparati: tutto ciò senza effetti collaterali. La cura è ufficiale, riconosciuta dal servizio santario nazionale ed effettuabile ambulatoriamente presso il Policlinico PTV (policlinico universitario di Tor Vergata a Roma). Se si iniziasse la terapia associata "ab initio", i risultati sarebbero migliori in una maggior percentuale di casi. La metodica da noi utilizzata è semplice. "Scaldiamo" il tumore anche se questo è inoperabile, metastatico o recidivo, dall'esterno, con onde elettromagnetiche a 13,56MHz che non sono dannose e che determinano i benefici effetti anche in tumori profondi, aumentano le difese immunitarie e facilitano il farmaco chemioterapico ad agire sulle cellule tumorali con un fenomeno di "sinergismo di potenziamento": questa è l'ipertermia capacitiva. Esistono anche altre forme di trattamento ipertermico: l'ipertermia termoablativa, che è molto circoscritta e la perfusionale per le forme di carcinosi peritonale con ascite: la capacitiva è la più completa e la meno invasiva. Nel nostro centro di Ipertermia Clinica universitario afferiscono pazienti da tutta Italia e da alcune nazioni europee, grazie alla nostra esperienza pluriennale che ci ha visto formulare protocolli terapeutici ottimali di associazione, anche con la radioterapia stereotassica, con risultati che rendono spesso possibile una vita normale a molti pazienti che non avevano ottenuto risposte adeguate con la sola chirurgia, anche se seguita dalle terapie tradizionali isolate. * Titolare dell'insegnamento di Patologia e Terapia chirurgica Università Tor Vergata di Roma e presso l'Università Madonna del Buon Consiglio di Tirana (Albania). Responsabile del servizio di Ipertermia clinica del Policlinico universitario Ptv di Roma, viale Oxford 81

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26/06/2009










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