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Sanguinosa repressione dei manifestanti davanti al Parlamento: ci sarebbero morti. Le notizie diffuse attraverso i social network e i blogger. Moussavi presenta le prove dei brogli: schede già votate alle urne.
Di nuovo i blogger, ieri, hanno governato il flusso di notizie provenienti da Teheran. Nella zona del Parlamento, in piazza Bahrestan, si è parlato di spari, feriti e numerosi arresti. Attraverso Twitter c'è chi ha riferito di «teppisti», «miliziani», cinquecento uomini armati di mazze, nascosti in una moschea vicino a piazza Firdousi, per cogliere di sorpresa la gente radunata nelle strade. Una donna ha raccontato alla CNN che la polizia ha aperto il fuoco sulla folla, qualcun altro ha usato il termine «massacro». «Picchiano la gente come animali», ripete qualcuno che si cela dietro il nickname Twittapation; «stanno cercando di ucciderci».
Si tratta di notizie che non hanno potuto avere conferma, perché il Paese è vietato ormai da giorni ai giornalisti stranieri e per quelli iraniani, vicini all'opposizione, le cose sono diventate più difficili. Venticinque di loro, che lavoravano per Kalemeh Sabz, il giornale di Mousavi messo al bando dopo il voto, sono stati arrestati nei giorni scorsi, ma si è saputo soltanto ieri. La nuova giornata, finita nel caos, era stata introdotta dalle affermazioni della Guida Suprema circa la volontà di non cedere alle pressioni. Parlando al Parlamento, Ali Khamenei aveva sottolineato che «il sistema islamico e il popolo non accetteranno l'uso della forza da parte di qualcuno», né pressioni e proteste per le elezioni presidenziali. «Insisto per l'attuazione della legge e ciò significa che non verrà accettato alcun passo effettuato al di là di essa», aveva proseguito, con un riferimento implicito, ma evidente, alle manifestazioni dell'opposizione. In questa prospettiva, è stata vietata la marcia per commemorare le vittime di questi giorni, indetta per oggi, anche se il messaggio lanciato da Zahra Rahnavard, moglie di Mousavi, è quello della prosecuzione delle proteste, «in difesa dei diritti degli iraniani».
Nel frattempo, fuori dalla piazza, l'ex primo ministro ha diffuso sul suo sito un comunicato di tre pagine in cui si elencano le accuse nei confronti dell'esecutivo guidato da Ahmadinejad: uso improprio di fondi pubblici, schede senza numero di serie e nomine manovrate tra gli organizzatori del voto, tra cui quella del capo del Comitato elettorale, Kamran Daneshjoo. Mousavi ha chiesto, inoltre, la creazione di una speciale commissione, «attendibile per tutte le parti in causa», che riesamini «la procedura elettorale». Mohsen Rezai, l'altro candidato uscito sconfitto, pare invece essersi tirato fuori dalla disputa. Con una lettera inviata, ieri, al Consiglio dei Guardiani, ha comunicato infatti di rinunciare ai risultati elettorali, «a causa della attuale situazione politica e sociale», attribuendo a sé e altri «la responsabilità di tenere sotto controllo quanto sta accadendo».
Le notizie che giungono da Teheran «sono notizie orribili che noi condanniamo perché screditano le autorità iraniane e rendono l'Iran davvero un problema per la comunità internazionale» ha detto in serata il ministro degli Esteri, Franco Frattini alla vigilia del G8 di Trieste al quale l'Iran non ha aderito.
Antonella Vicini
25/06/2009