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Gelo per le colonie

Usa, Netanyahu rinvia l'incontro

Assolutamente contrario all'approccio degli Stati Uniti, secondo cui gli insediamenti ebraici sono un ostacolo per la pace e vanno subito congelati, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha deciso di dare battaglia.

Benjamin Netanyahu Da un lato vuole evitare un confronto con il presidente Barack Obama; ma dall'altro trova profondamente ingiusto e inopportuno punire una popolazione stimata in oltre 300 mila persone che è andata a vivere in Cisgiordania con l'attivo sostegno dei governi passati. Oggi Netanyahu doveva discutere la questione con l'emissario di Obama, George Mitchell, a Parigi. Ma l'incontro è saltato. Sulla dinamica degli eventi si sono avute ricostruzioni diverse. Il giornale Yediot Ahronot ha affermato che è stato annullato a sorpresa dagli Stati Uniti. Da Roma Netanyahu ha subito precisato che è stato solo rinviato, di comune intesa.

Nel frattempo, lunedì, Mitchell riceverà a Washington il ministro della difesa Ehud Barak che più di ogni altro nel governo conosce in dettaglio i progetti di sviluppo delle colonie, il numero degli avamposti illegali e la dislocazione dei posti di blocco militari. Incontrando giornalisti israeliani a Roma una fonte al seguito del premier ha, comunque, ribadito che Israele respinge la richiesta di Washington di vedere un congelamento totale delle colonie in Cisgiordania. Le costruzioni, ha aggiunto la fonte, sono al contrario essenziali per far fronte alla crescita naturale della popolazione.

I margini di manovra per un'intesa almeno semantica fra Israele e Usa non sono grandi. Mentre Israele e Usa cercano di definire i margini di un'intesa che consenta loro di rilanciare assieme il processo di pace, da Ramallah il presidente palestinese Abu Mazen è tornato ieri a esigere un congelamento totale di tutti gli insediamenti.

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Aldo Baquis

25/06/2009

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