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l'editoriale

Lo schiaffo di San Siro alla Capitale

La desolante visione dell'Olimpico semivuoto di fronte a quel cast di stelle pop riunite per l'Abruzzo è stata una ferita che Roma si è inflitta sulla propria pelle. Ancor più bruciante di fronte al successo dell’analogo evento di Milano.

Stadio Olimpico. Corale per il popolo d'Abruzzo. Concerto di solidarietà in favore della popolazione colpita dal terremoto (foto GMT) Sabato notte, nei camerini dell’Olimpico, Renato Zero è sbottato: «Peccato per chi non è venuto ad ascoltarci. Un concerto così forse non si vedrà mai più». Praticamente una resa: con gli incassi dello show si sperava di ricostruire la facoltà di Scienze dell’Aquila, mentre quei 450mila euro lordi, ha notato il rettore Di Iorio, basteranno «al massimo per rifare l’atrio».


La desolante visione dello stadio semivuoto di fronte a quel cast di stelle pop (di solito ne basta una per riempirlo) è stata una ferita che Roma si è inflitta sulla propria pelle. Ancor più bruciante di fronte al successo di pubblico dell’analogo evento di Milano, 24 ore più tardi, dove la macchina da guerra voluta da Laura Pausini ha saputo oliare gli ingranaggi decisivi: un network di radio nazionali a fare da grancassa fino alla diretta, l’appoggio del ministro Gelmini, il patrocinio del Comune, l’intenso lavoro di autopromozione.


Un circuito virtuoso che la Capitale non è riuscita a emulare: se i cantanti hanno fatto (gratis) il loro dovere, a provocare il black out è stato qualcosa a metà fra un errore di marketing, la scarsa sponsorizzazione politica e la pretesa che «tanto i romani verranno comunque». Un’indolenza condivisa, il vizio antico di contare nel «cuore di Roma» quando si dovrebbe garantire managerialità ed efficienza, per evitare figuracce nazionali. E per non generare il sospetto che, a cento chilometri dal terremoto, c’è una Capitale che gira a vuoto o resta indifferente, mentre tutti si rimboccano le maniche.

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Stefano Mannucci

23/06/2009

  • 23/06/2009 20:19 andrea
    nn è certo da un concerto che si possa stabilire la sensibilità di una città e una cittadinanza come quella di Roma che in tempi nn sospetti, primeggiando di fronte alle altre città nazionali e non, ha dato tantissimo verso le emergenze, il dolore, il dramma. c'è anche da dire che lo spettacolo era rivolto a tutti gli italiani del centro e del sud, quindi nn vedo perchè colpevolizzare, se proprio si deve, roma e i romani. anche a milano nn saranno andati solo milanesi ma anche buona parte del nord e fans della pausini&co. sparsi per mezza italia.
  • 23/06/2009 17:19 gian
    Si fà presto a dire c'è un concerto di beneficenza, andate perchè è una cosa utile. Se non vengono garantiti servizi e trasporti i concerti c'è li vediamo in televisione. La gente lavora e sinceramente sentire pure sti commenti da uno che guadagna un sacco di milioni lascia il tempo che trova. Io torno a casa dal lavoro alle 20,00 dopo un'ora di traffico. il mio ufficio è collegato malissimo con i mezzi pubblici, perciò mi tocca usare la macchina. E la sera non vedo l'ora di tornare a casa. Io i concerti li vedrei ben volentieri dal vivo, ma essendo uno che lavora fino a sera, sono pure un pò stanco.
  • 23/06/2009 11:00 pietro busolini
    un commento eccellente- mi complimento per il coraggio di scriverlo- e mi dispiaccio per i romani de roma che come sensibilta', forse............un saluto
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