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l'accusa in un libro confessione di un tecnico

"Jimi Hendrix ucciso dal manager per l'assicurazione"

Secondo James 'Tappy'  Wright il manager Michael Jeffrey avrebbe dato una dose letaledi sonniferi al chitarrista per incassare l'assicurazione e per non essere sostituito come agente.

Jimi Hendrix Jimi Hendrix, uno dei mostri sacri del rock, non morì di overdose da barbiturici e soffocato da suo stesso vomito in un albergo di Londra, come raccontano le sue biografie, ma fu assassinato dal manager, che voleva intascare la sua polizza assicurativa sulla vita: lo afferma uno dei tecnici che andavano in tournee con Jimi, James 'Tappy' Wright.


Nel suo libro 'Rock roadie' oggi anticipato dalla stampa britannica, Wright dice che il manager, Michael Jeffrey, gli confessò di aver fatto ingerire sonniferi a Hendrix. Oltre a voler incassare l'assicurazione (era lui il beneficiario dei 2 milioni di dollari della polizza), Jeffrey temeva che il chitarrista volesse sostituirlo con un altro agente. «Jimi valeva per me più da morto che da vivo», gli avrebbe confessato Jeffrey nel 1971, un anno dopo la morte di Hendrix, che aveva solo 27 anni.


«Dovevo farlo, Tappy - gli avrebbe detto il manager, secondo quanto scrive l'ex roadie nel libro - Lo capisci, no? Sai di cosa parlo... siamo andati nella sua stanza, abbiamo preso una manciate di pillole e gliele abbiamo messe in bocca. Poi gli abbiamo versato in gola alcune bottiglie di vino rosso». Hendrix fu trovato morto al Samarkand Hotel il 18 settembre 1970. La causa della morte fu dichiarata intossicazione da barbiturici e soffocamento da vomito. Jeffrey sarebbe morto in un incidente aereo nel 1973.

 

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18/06/2009

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