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terorismo, la sentenza

Processo alle nuove Brigate Rosse
14 condanne e tre assoluzioni

Le pene più alte inftitte dai giudici della Corte d'Assisse di Milano sono state 15 anni per Claudio Latino e Davide Bertolato. Risarcimento di 100mila euro al giuslavorista Pietro Ichino, contro il quale era stato programmato secondo l'accusa un attentato. Cori e slogan in aula.

Alfredo Davanzo ed altri condannati nel processo sulle Brigate Rosse Si è concluso con 14 condanne e 3 assoluzioni il processo di primo grado in Corte d'Assise a Milano contro i presunti appartenenti alle nuove Brigate Rosse. Le condanne variano, a vario titolo, dai 15 anni ai 10 giorni di reclusione. Proteste e cori in aula per la sentenza che ha sostanzialmente confermato, anche se con pene più lievi, l'impianto accusatorio del Pm Ilda Boccassini. 
 

Quindici anni a Latino e Bertolato - Le pene più alte inftitte dai giudici della Corte d'Assisse di Milano agli imputati al processo sulle presunte nuove Brigate Rosse sono state 15 anni per Claudio Latino e Davide Bertolato. La pena più lieve a Gian Pietro Simonetto, al quale sono stati comminati 10 giorni d'arresto con la sospensione della pena. In generale le condanne sono state inferiori a quanto aveva richiesto il Pm Ilda Boccassini.
 

Pietro Ichino. Esponenti dele nuove Brigate Rosse sono stati condannati anche a risarcirgli 100 mila euro Risarcimenti - Alcuni degli imputati condannati in primo grado al processo di Milano contro le nuove Brigate Rosse, sono stati condannati anche a risarcire 100 mila euro al giuslavorista Pietro Ichino, contro il quale era stato programmato secondo l'accusa un attentato, e 1 milione alla Presidenza del Consiglio.
 

Cori e slogan in aula - Gli imputati rinchiusi nella gabbia dell'aula bunker e i loro parenti e amici, presenti negli spazi riservati al pubblico, hanno accolto la lettura della sentenza del processo alle nuove Brigate Rosse con cori scanditi più volte fra i quali "contro il fascismo e la repressione, rivoluzione" e altri slogan che inneggiavano alla "guerra di classe".
 

La difesa - Tre giudici popolari della Prima Corte d'Assise sono stati sostituiti nell'ultima udienza del processo alle Nuove Brigate Rosse, il 4 maggio scorso, dopo aver presentato al presidente del Collegio, Luigi Cerqua, dei certificati medici e per 'motivi familiari'. Una circostanza che ha suscitato l'ira delle difese. "Questa sostituzione all'ultimo minuto getta un'ombra sul rispetto delle procedure - è il commento dell'avvocato Giuseppe Pelazza. Ancora più duro il suo collega Ugo Giannangeli: "Non ho mai visto niente di simile in oltre trent'anni di carriera; si sono scelti la formazione per la sentenza".

 

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13/06/2009

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