Gli ormoni, o sostanze spacciate come tali, sono ormai facilmente acquisibili soprattutto attraverso internet e costituiscono purtroppo una grande fonte di guadagno. L'uso non terapeutico è associato a numerosi effetti collaterali, ad alterazioni del sistema endocrino e a seri rischi per la salute e per la vita degli atleti che dipendono sia dalle caratteristiche dell'atleta sia dal tipo e dalle dosi di ormone, dal tempo di assunzione, e dalle possibili inimmaginabili associazioni farmacologiche effettuate. I disturbi della psiche, quali irritabilità, aggressività, comportamenti violenti e depressione interessano dal 20 al 60% degli atleti che assumono steroidi androgeni. L'apparato cardiovascolare poi è fortemente danneggiato, si va dall'aumento della pressione arteriosa, all'infarto, alla morte cardiaca improvvisa. I danni a carico dell'apparato riproduttivo e della funzione sessuale sono tra i più frequenti. La cute è un bersaglio di molti ormoni, manifestazioni quali acne, seborrea, eccessivo sviluppo pilifero e caduta dei capelli sono frequenti tra gli atleti "non corretti". A livello metabolico il doping ormonale può causare o favorire l'insorgenza di diabete e alterazioni dei lipidi nel sangue. Oltre alla utilizzazione di un valido passaporto biologico, che personalmente ritengo molto importante anche se di non semplice strutturazione, una adeguata e continuativa vigilanza clinica sulla popolazione atletica - con una attenzione particolare al rilievo dei primi sintomi endocrini e non correlabili a doping ormonale (alterazioni dell'umore, alterazioni della crescita nei giovani, rapido aumento delle masse muscolari, alterazioni cutanee, defemminilizzazione, disturbi mestruali, dolori articolari, gonfiori, sindrome del tunnel carpale, rotture dei tendini, apnee notturne, il russare, disturbi dell'erezione e della libido, ecc.) - potrebbe indurre il sospetto di uso non terapeutico di ormoni in molti atleti (doping), agonisti e non, e favorire un adeguato approccio diagnostico endocrinologico e, soprattutto, instaurare un adeguato programma di educazione sanitaria e di recupero etico-sportivo dell'atleta. La sempre maggiore collaborazione tra endocrinologi e specialisti in medicina dello sport - che devono per legge visitare periodicamente tutti gli atleti e certificarne l'idoneità all'attività sportiva – è fondamentale nella lotta al doping e costituisce un'altra delle eccellenze sanitarie del nostro Paese. * Unità di endocrinologia
del Dipartimento di Scienze della Salute dell'università degli Studi di Roma
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05/06/2009