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Il presidente emerito invia al Capo dello Stato una lunga lettera: "Spero che Lei, signor Presidente, in coerenza con la sua cultura e la sua militanza democratica e comunista, saprà compiere questo atto di coraggiosa equità".
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conceda la grazia ad Adriano Sofri. È quanto chiede il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, in una lettera inviata al Capo dello Stato. Cossiga ha già dichiarato di essere da sempre «un sostenitore della sua innocenza». Ora rivolge un appello al Capo dello Stato «perchè vada avanti e dia la grazia ad Adriano Sofri, una grazia che gli farebbe vivere in piena libertà una vita che già si avvia dolorosamente al suo termine a causa di gravissimi mali».
«Credo che la vedova Calabresi e suo figlio Mario nell'accettare di incontrare la signora Pinelli - spiega il senatore a vita - si siano proprio posti sulla strada della pacificazione generale. Perchè quest'incontro fosse esaustivo mancava però la terza vittima: Adriano Sofri. E a questa assenza lei - scrive a Napolitano - può riparare concedendo la grazia a questo amico, esponente di un movimento che fu tra i più duri nell'opporsi ad ogni minaccia di involuzione autoritaria dello Stato».
«D'altronde - rileva Cossiga - lei che ha avuto una rigida formazione rivoluzionaria secondo la dottrina marxista-leninista, non può essere per principio contro la violenza, e non può porre sullo stesso piano la violenza di uno Stato borghese, ancorchè formalmente democratico, e cioè quella che è stata esercitata contro il Pinelli, e la violenza contro lo Stato borghese che forse si era macchiato anche di tremende stragi e che sarebbe stata esercitata in spirito di vendetta proletaria da un movimento comunista: chè tale era Lotta Continua. Credo che Lei vorrà accogliere questa mia richiesta che si pone nella linea della pacificazione nazionale e del riconoscimento di una memoria condivisa da Lei».
Il presidente emerito conclude la sua lunga lettera cone: «Spero che Lei, signor Presidente, in coerenza con la sua cultura e la sua militanza democratica e comunista, saprà compiere questo atto di coraggiosa equità». E ancora: «Lei, signor Presidente che è un uomo retto e giusto non può trascurare la circostanza che, se anche fosse vero che il Sofri è stato il mandante dell'uccisione del commissario Calabresi, mandanti politici, culturali e morali potrebbero essere considerati i firmatari del famoso appello che indicava in Luigi Calabresi il torturatore e l'assassino dell'anarchico Pinelli, pubblicato il 13 giugno 1971 sul settimanale L'Espresso, allora diretto dal grande giornalista democratico Eugenio Scalfari».
13/05/2009