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Benedetto XVI a Gerusalemme: "Ogni sforzo nel mondo per combattere l'antisemismo ripugnante." Il Pontefice, in visita al memoriale dell'Olocausto, ha incontrato sei sopravvissuti della Shoah.
"Fissando lo sguardo sui volti riflessi nello specchio d'acqua che si stende silenzioso all'interno di questo memoriale, non si può fare a meno di ricordare come ciascuno di loro rechi un nome. Posso soltanto immaginare la gioiosa aspettativa dei loro genitori, mentre attendevano con ansia la nascita dei loro bambini.
Quale nome daremo a questo figlio? Che ne sarà di lui o di lei? Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbero stati condannati ad un così lacrimevole destino". Queste parole sono state pronunciate con voce commossa da Benedetto XVI nel memoriale dello Yad Vashem dove ha incontrato alcuni superstiti dell'Olocausto e familiari delle vittime.
"Uno - ha osservato il Papa condannando nuovamente ogni forma di negazionismo - può derubare il vicino dei suoi possedimenti, delle occasioni favorevoli o della libertà. Si può intessere una insidiosa rete di bugie per convincere altri che certi gruppi non meritano rispetto. E tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si può mai portar via il nome di un altro essere umano".
"Possano - ha auspicato il Pontefice - i nomi di queste vittime non perire mai, possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate. E possa ogni persona di buona volonta' vigilare per sradicare dal cuore dell'uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa. La Chiesa Cattolica - ha assicurato - prova profonda compassione per le vittime qui ricordate. Alla stessa maniera, essa si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione, le loro sofferenze sono le sue e sua e' la loro speranza di giustizia. Come Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro, ribadisco - ha scandito - l'impegno dei miei predecessori e della Chiesa intera a pregare e ad operare senza stancarsi per assicurare che l'odio non regni mai piu' nel cuore degli uomini".
Una cerimonia composta e toccante si è svolta al memoriale delle vittime dell'Olocausto allo Yad Vashem di Gerusalemme. Il Papa è avanzato due volte al centro della stanza, per ravvivare la fiamma e per deporre una corona di fiori a ricordo delle vittime. Due momenti di silenzio e raccoglimento, il secondo più lungo, e terminato con un inchino. I diversi momenti sono stati intervallati da alcuni canti della tradizione religiosa ebraica. Un lettore ha ricordato la strage degli ebrei compiuta dai nazisti tedeschi e dai loro complici.
La cerimonia è continuata con l'incontro tra Benedetto XVI e sei sopravvissuti dell'Olocausto (tre uomini e tre donne), provenienti da diverse nazionalità: Polonia, Cecoslovacchia, Grecia. Tra questi anche Gita Kalderon, nato in Jugoslavia e inizialmente deportato nel campo di lavoro di Kastoria, nella parte della Grecia sotto il controllo italiano. Successivamente è stato deportato in Germania e liberato a Mauthausen. La cerimonia si è conclusa con la firma del Libro d'onore - "Non sono esaurite le sue misericordie" ha scritto il Papa citando un passo del Libro delle Lamentazioni - e il canto dell'Inno israeliano. Prima di uscire, il Papa si è concesso una foto col coro che ha accompagnato la cerimonia.
11/05/2009