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Sorpresa delle sorprese, si scopre una nuova tassa per la ristorazione italiana.

Già, è la «tassa-marchetta» quella che certi chef devono pagare offrendo il pasto al cliente che allunga il biglietto da visita ostentando di collaborare a una guida o a qualcosa che assomiglia alla comunicazione.

E mentre in Francia hanno abbassato l'Iva a carico dei ristoratori, da noi sembra un vezzo pretendere che chi cucina offra lauti pranzi a chi è fonte del suo beneficio (?). Il caso è esploso anche a Striscia La Notizia, che da un paio di settimane si occupa di ristorazione, guide e sassolini nelle scarpe che qualche chef ha iniziato a togliersi all'indirizzo del critico gastronomico sgradito e a volte travestito da «invitato speciale». Che dire? Sembra una banalità ribadire che la critica è vera, attendibile, libera solo se è scevra da qualunque rapporto con l'oggetto della sua osservazione. Che giudizio potrà mai dare un tale che si fa offrire il pranzo? Scriverà per i lettori o per i ristoratori? Eppure s'è insinuata una mentalità strana, quasi da dilettantismo all'italiana, per cui è pensiero comune che chi fa recensioni di ristoranti si annuncia, mangia e non paga. Allora chi è quello che invece prenota sotto falso nome per arrivare inaspettato, paga e se ne va? Un idiota? Un caso raro? Striscia La Notizia e i blog di interesse enogastronomico si sono nutriti a vicenda in queste settimane, come ha scritto Massimo Bernardi sul suo «dissapore», un vero maestro del linguaggio di questo genere. E intanto la guida Michelin ha radunato a Venezia la parata di «stelle» con oltre 200 chef sopra a una nave che Stefano Bonilli ha paragonato al Titanic. Urca che iella! Sul mio blog barbabietola, invece, un certo Stefhan, che vanta 533 ristoranti gratis in tutto il mondo dal 2007, ha candidamente ammesso: «Non pago poiché le mie guide e case editrici mi retribuiscono poco o nulla. Allora cosa dovrei fare? Lasciar perdere e dedicarmi ad altro? ...non scherziamo: dovrei mangiare, pagare il conto, scrivere e lavorare a gratis o quasi... Almeno avere il pasto gratuito, mi sembra il minimo, da parte di un ristoratore - peraltro liberissimo di rispondermi che non ci sta - che poi si vede premiare con un bell'articolo, magari su una rivista famosa. Via, non sono mica masochista a pagare per lavorare». Vien da chiedersi, a questo punto, se glielo ha ordinato il medico di fare questo lavoro e le guide e riviste famose. Delle due l'una. Di certo non si può andare avanti così. Ma il lettore chi lo rispetta?

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10/05/2009










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