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Benedetto XVI in medio oriente

"Se è al servizio della violenza
la religione viene sfigurata"

Benedetto XVI ha usato termini forti durante il suo secondo giorno di visita in Medio Oriente. Ha parlato di una religione «sfigurata» quando viene «costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso.

Benedetto XVI in Giordania Non è la religione a dividere ma la sua «manipolazione ideologica» e la sua «corruzione» per scopi politici o di potere: è il messaggio centrale di questo secondo giorno in Giordania, riecheggiato più volte nei tre discorsi che il Papa ha tenuto in mattinata - al Monte Nebo, a Madaba e alla moschea di Amman - nel giorno più atteso della visita in Giordania, caratterizzato dalla visita alla moschea (la seconda per Benedetto XVI dopo Istanbul) e dall'incontro seguente con una rappresentanza dei leader musulmani, del corpo diplomatico e dei rettori delle università. Benedetto XVI ha usato termini forti. Ha parlato di una religione «sfigurata» quando viene «costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso. Qui non vediamo solo la perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l'obnubilarsi della mente». Ha riconosciuto che la storia di rapporti tra cristiani e musulmani è stata «spesso segnata da incomprensioni», tuttavia - ha aggiunto - non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società".

È dunque necessario un rinnovato slancio - ha esortato - ad essere «fedeli» ai principi ognuno della propria fede, per essere «riconosciuti come adoratori di Dio» e smentire così coloro che «ritengono che la religione fallisca nella sua pretesa di essere, per sua natura, costruttrice di unità e di armonia» mentre «alcuni asseriscono che la religione è necessariamente una causa di divisione nel nostro mondo». Ben vengano, poi, le molteplici iniziative nel campo del dialogo interreligioso, in cui la Giordania è particolarmente impegnata. Il Papa lo ha sottolineato parlando davanti a una delle maggiori personalità in questo ambito, il principe Ghazi, consigliere del re Abdallah II per gli affari religiosi, e promotore della lettera dei 138 intellettuali musulmani «A common word», sulla scia della discussione aperta dalla lezione che il Papa ha tenuto nel 2006 a Ratisbona. Il principe, nel suo indirizzo di saluto cita l'episodio, ringraziando il Vaticano per le spiegazioni ricevute in seguito e rinnovando l'impegno dei musulmani a spiegare i veri valori della fede. Benedetto XVI invece ha sorvolato, pur sottolineando l'importanza di questa lettera e altre analoghe precedenti.

 Il Papa ha comunque riaperto il tema di Ratisbona, e ha ripreso in terra musulmana il filo di quel discorso. La ragione è il terreno comune per un confronto e un dialogo reali tra cristiani e musulmani: il Papa ne è convinto «fermamente» e ha rilanciato «la sfida a coltivare il vasto potenziale della ragione umana». «Quando la ragione umana umilmente consente ad essere purificata dalla fede non è per nulla indebolita; anzi - ribadisce Benedetto XVI -, è rafforzata nel resistere alla presunzione di andare oltre ai propri limiti» e «viene rinvigorita nell'impegno di perseguire il suo nobile scopo di servire l'umanità». Dunque «l'adesione genuina alla religione - lungi dal restringere le nostre menti - amplia gli orizzonti della comprensione umana». Questa concezione della ragione «pone una sfida» ulteriore - ha detto, sottolineando anche l'importanza del «volto pubblico» della religione: cristiani e musulmani devono «oltrepassare i nostri interessi particolari e ad incoraggiare gli altri, particolarmente gli amministratori e i leader sociali, a fare lo stesso».

Sul tema della ragione si innesta quello della fede che «non sopprime la ricerca della verità; al contrario l'incoraggia». La fede - ha aggiunto - serve grandemente per guidare l'acquisizione e la giusta applicazione della conoscenza«. La scienza e la tecnologia infatti "offrono benefici straordinari", ma "al tempo stesso la scienza ha i suoi limiti. Non può dar risposta a tutte le questioni riguardanti l'uomo e la sua esistenza". Nessun contrasto, semplicemente - ha concluso Benedetto XVI - "l'uso della conoscenza scientifica abbisogna della luce orientatrice della sapienza etica". Per questo il Papa può affermare che "la sapienza religiosa ed etica giocano un ruolo centrale nella formazione professionale". E sul luogo in cui sorgerà la prima università del patriarcato latino, ha sottolineato che l'università "non è soltanto una tribuna per consolidare l'adesione alla verità e ai valori di una specifica cultura, ma anche un luogo di comprensione e di dialogo" che forma gli studenti a "servire la comunità più ampia", ad aderire ai valori, a "disperdere l'ignoranza e il pregiudizio", e "spezzare gli incantesimi creati da ideologie vecchie e nuove".

Davanti ai rappresentanti del corpo diplomatico il Papa rivolge anche un appello a «compiere tutto ciò che è possibile per assicurare all'antica comunità cristiana di quella nobile terra il fondamentale diritto di pacifica coesistenza con i propri concittadini». Benedetto XVI ha rivolto il pensiero ai «cittadini del vicino Iraq», molti profughi in Giordania. «Gli sforzi della comunità internazionale nel promuovere la pace e la riconciliazione, insieme con quelli dei leader locali, devono continuare - ha esortato - in vista di portare frutto nella vita degli iracheni». E affacciandosi dal Monte Nebo sulla Valle del Giordano e spingendo lo sguardo fino a Gerusalemme, ha sottolineato «l'inseparabile vincolo che unisce la Chiesa al popolo ebreo» e ha auspicato che sia superato «ogni ostacolo che si frappone alla riconciliazione tra cristiani ed ebrei»: «Possa l'odierno nostro incontro - ha concluso - ispirare in noi il desiderio di superare ogni ostacolo che si frappone alla riconciliazione tra cristiani d ebrei, nel rispetto reciproco e nella cooperazione al servizio di quella pace alla quale la Parola di Dio ci chiama».

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09/05/2009










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