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In aula padre e figlio accusati dell'omicidio di Abba

Milano, i baristi chiedono scusa

Hanno chiesto scusa ma i genitori e gli amici del giovane Abba sono infuriati per lo sconto previsto dal rito abbreviato. In aula padre e figlio, i baristi accusati dell'omicidio del giovane Abba, ucciso a sprangate perché colpevole di un furto di biscotti.

Difficile far comprendere a un padre originario del Burkina Faso che chi ha ucciso suo figlio in Italia non può essere ripreso dalle telecamere; altrettanto difficile spiegare agli amici di «Abba», profondamente arrabbiati, le alchimie del rito abbreviato che consente anche per un omicidio lo sconto fino a un terzo della pena. A cercare di lenire il dolore dei familiari di Abdoul Salam Guiebre, detto Abba - il giovane italiano di colore ucciso il 14 settembre dell’anno scorso a Milano da una sprangata al capo - hanno provato gli avvocati dei due baristi che l'hanno ucciso, nell'udienza del processo con il rito abbreviato, cominciato ieri davanti al gup Nicola Clivio.

Un’udienza in cui si sono visti una atteggiamento dolorosamente decoroso del padre e della madre di Abba, dentro l'aula, e la rabbia degli amici, tra cui un cugino della vittima, fuori, al settimo piano del palazzo di giustizia. L'avvocato Marco Bolchini, su incarico di Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, 51 e 31 anni, che colpirono Abba perché sospettavano che con due suoi amici avesse rubato l'incasso del loro bar (in realtà aveva preso solo dei biscotti), ha espresso il «dolore e rammarico» dei loro assistiti per quanto accaduto. «I famigliari hanno raccolto questa mano tesa alla condivisione del dolore - ha detto poi Bolchini che aveva accanto a sè l'altro difensore, Elisabetta Radici - Hanno avuto un atteggiamento assolutamente decoroso». Per gli avvocati dei due, in quella vicenda «il razzismo non c'entra nulla», anche se gli amici che erano con Abdoul sentirono gli imputati gridare «sporchi negri», e quello ai suoi danni sarebbe stato un omicidio preterintezionale, non volontario come ritiene il pm Roberta Brera che contesta ai Cristofoli anche l'aggravante dei futili motivi.

Ieri i consulenti medici della Procura, Cristina Cattaneo e Marzio Capra (lo stesso della parte civile Poggi nel caso di Garlasco avrebbero detto di non riuscire a identificare con certezza l’origine di tutte le nove lesioni che Abdoul aveva sul corpo e in testa, salvo quella mortale, profonda sette centimetri e causata certamente dalla spranga brandita in successione dai due baristi, anche se il colpo mortale fu dato da Daniele Cristofoli. Gli imputati stanno vendendo la loro casa e stanno cedendo la licenza del bar per offrire un risarcimento alla famiglia della vittima. Hassan Guiebre oggi ha ribadito di volere «giustizia, non vendetta». Il processo ricomincia il 14 maggio, quando il pm chiederà la condanna di Fausto e Daniele che ieri erano in aula.

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21/04/2009










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