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Oltre 83 miliardi di dollari supplementari per le guerre in Iraq e in Afghanistan: li ha chiesti al Congresso degli Stati Uniti il presidente Barack Obama, attirandosi le ira di diversi deputati del suo partito, quello Democratico.
In sintesi l'accusa è questa: caro Obama, ti stai comportando come George W. Bush, il tuo predecessore, che hai ripetutamente criticato proprio sull'Iraq. Non solo: hai rifiutato a più riprese di votare, da senatore dell'Illinois, a favore dei budget supplementari di guerra, convinto che così facendo si nascondevano i costi reali della guerra, mantenendo le spese al di fuori del bilancio pubblico degli Stati Uniti.
La Casa Bianca respinge le accuse: innanzitutto si tratta dell'ultima volta, e poi la decisione è stata presa a budget iniziato, l'ultimo stilato da Bush. Negli Usa, infatti, l'anno fiscale inizia il primo ottobre. Presto inizierà infatti il ritiro dall'Iraq, con il grosso delle operazioni che dovrà concludersi entro il 31 agosto 2010, quando in loco dovrebbero rimanere tra i 35 e i 50mila militari contro gli oltre 135mila attuali. L'ultimo militare americano dovrebbe lasciare il Paese alla fine del 2011.
Diverso è il discorso per l'Afghanistan, che secondo Obama è stato trascurato negli anni Bush, come se si fosse dimenticato che Osama bin Laden. La stragrande maggioranza degli 83,4 miliardi di dollari chiesti da Obama al Congresso è destinata alla forze armate per le due guerre; soprattutto per l'Iraq, di gran lunga la più costosa. Ma le spese in Afghanistan, dove Obama ha deciso di rafforzare la presenza militare americana con diverse migliaia di uomini in più, rischiano di lievitare, temono in molti a Capitol Hill, e tra questi soprattutto i democratici.
Tra le novità contenute in questo budget supplementari ci sono i 7 miliardi per gli aiuti all'estero, una parte dei quali, 1,8 miliardi, sono destinati al Pakistan, un Paese che in molti vedono come il nuovo «fronte caldo» della guerra al terrorismo. Anzi, delle nuove operazioni contingenti all'estero, dato che guerra al terrorismo, un termine coniato dall'Amministrazione Bush, non va più bene ed è stato «cancellato» da Obama. Questi ultimi 80 miliardi porteranno a quasi 1.000 miliardi il costo complessivo delle due guerre (150 miliardi per il solo 2009, cioè quasi un miliardo ogni due giorni), se ci sarà il via libera del Congresso. In realtà ci sono pochi dubbi sull'ok di Capitol Hill (anche perché sono attesi i voti a favore dell'opposizione repubblicana), ma i malumori sono tanti. Lynn Woolsey, una deputata democratica della California, presidente del gruppo progressista alla Camera, ha detto «non mi vedo proprio votare questo provvedimento», paventando che in Iraq resteranno migliaia di militari. E temendo un impantanamento in Afghanistan, dove tutti si sono spaccati i denti, a cominciare dai sovietici negli anni Ottanta. Anche il suo collega del Massachusetts, Jim McGovern, teme «una guerra senza fine», mentre il deputato del Michigan John Conyers, anche lui un democratico, riconoscendo che Obama «è oggi l'uomo più intelligente della politica americana» aggiunge polemicamente: «Ogni tanto lo consigliano male e fa errori. Come in questo caso».
Emanuele Riccardi
11/04/2009