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il crollo della casa dello studente de l'aquila

Storie di una città tra la vita e la morte

Là sotto ci sono ancora cinque ragazzi della provincia di Frosinone, come Kader: era scappato da Gaza lasciandosi alle spalle la distruzione della guerra. Estratti vivi dalle macerie sei ragazzi.

Distruzione e macerie dopo il terremoto Kader è ancora sotto le macerie: era scappato da Gaza lasciandosi alle spalle la distruzione della guerra per cercare nello studio un futuro migliore: uno qualunque, sempre meglio delle bombe e della paura. Alle 3,32, quando la terra ha tremato per 20 lunghissimi secondi, lui era lì, nella Casa dello Studente dell'Aquila, sbriciolata come cartapesta.


Quanti altri ce ne sono, lì sotto con Kader, nessuno lo sa di preciso: al completo, l'edificio può ospitare 140 ragazzi, ma alcuni dicono che la scorsa notte ce ne fossero un'ottantina. Per le vacanze di Pasqua in molti erano partiti già venerdì e si sono salvati. Anche altri hanno avuto fortuna, come i sei ragazzi che dopo 15 ore sono stati estratti, feriti ma vivi. Le voci si sono rincorse per tutto il giorno: prima li hanno dati nella Casa dello Studente, poi in una palazzina a 100 metri di distanza, abitata sempre da studenti e crollata per intero. Ovunque fossero, è un mezzo miracolo in una giornata buia e triste. Li hanno tirati fuori scavando a mani nude o con i picconi: pezzo dopo pezzo, blocco di cemento dopo blocco di cemento.


In molti sono usciti con le proprie gambe, con negli occhi il puro terrore. Andrea, Luisa, Marco, Antonio, Giovanni e Marta, che non si lasciano un istante, avvolti in un'unica coperta. E ancora Maria, Luca, Francesco, Gaia. Sono tutti là fuori alle sei del mattino, a guardare questo edificio moderno, costruito nel '65, che per metà sta in piedi e per metà no.

 "Hai presente la roulette, quando punti tutto sul rosso o sul nero? - racconta Marco con un sorriso di ghiaccio, la paura nell'anima - Semplice, 50 e 50, rosso vince, nero perde. Io ero nella stanza rossa, sono vivo; quelli che erano nella stanza nera sono ancora là sotto. Ma si può morire così?".


Là sotto ci sono ancora cinque ragazzi della provincia di Frosinone e un ventenne studente di ingegneria informatica: i genitori non hanno loro notizie dalla scorsa notte. Gianluca, invece, ce l'ha fatta. Storia amara e assurda, la sua. Ieri sera non doveva essere lì. Un suo amico, sconvolto dalle scosse che da un mese non danno tregua alla città abbracciata dai monti, gli ha chiesto se poteva dormire con lui. "Stai qui, ho paura". Lui gli ha detto sì. Alle 3,32 Gianluca ha sentito un botto, violentissimo: poi il buio e il silenzio. Dopo otto ore, Gianluca è stato tirato fuori, vivo: il padre ha cominciato a urlare il suo nome finchè non ha sentito una risposta e ha seguito quella flebile scia tra le macerie. Il suo amico, quello che aveva paura, è ancora prigioniero. E non risponde. Come centinaia di uomini, donne e bambini dell'Aquila, Onna, Paganica, S.Demetrio.

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06/04/2009










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