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Tra i coinvolti anche l'ex principe dei furti in appartamento, noto come "Er Tapparella". Tre i feriti portati subito in ospedale e arrestati, ma non sono accusati di omicidio.
Un morto ammazzato e tre feriti, amici della vittima, arrestati per rissa aggravata nella lunga notte della movida romana. La lite probabilmente è scoppiata per una donna contesa tra una decina di italiani. Movente a parte, quella di ieri notte a Roma, nel quartiere Ostiense, è stata una mattanza: per il sangue che è stato sparso e per i colpi di coltello che sono stati sferrati. Dopo una mattinata di indagini della Squadra mobile, in serata si è risaliti all'identità della vittima: Gianfranco Bonavita, 31 anni. Il pm Felici ha deciso l'arresto dei feriti ricoverati due al Forlanini e uno al San Camillo (20 giorni di prognosi) dove sono piantonati e inavvicinabili anche per i parenti, almeno fino a quando non saranno sottoposti a interrogatorio. Si tratta di tre pregiudicati: Vincenzo Picchianotti, 43 anni, Cesare Santocarlo, di 32 e Massimiliano Lustri, di 36, conosciuto nelle cronache recenti come "er Tapparella", nomignolo legato al suo passato di ladro di appartamenti, protagonista di una serata del programma «Il Senso della Vita», su Canale5, condotto da Paolo Bonolis, e difensore dei senzacasa del Testaccio. Il provvedimento è stato deciso non per l'omicidio ma per la rissa.
L'aggressione resta con molte ombre: ci sono i feriti, il morto, mancano i coltelli e non si sa con chi si siano battuti i quattro amici. Secondo alcune testimonianze, i fatti cominciano in via del Commercio, davanti al locale Alpheus. Riferisce il cameriere di una pizzeria: «Gridavano: "Ti ammazzo, ti ammazzo"». Un signore di 74 anni avrebbe sentito il resto: «"Puttana, ti ammazzo a te e a quest'altra ...». Da via del Commercio la lite si sposta in via del Gazometro, davanti al «Gran caffè imperiale». Racconta il titolare di un altro locale sul marciapiede opposto all'Imperiale: «Non so dire quanti fossero, ma erano in tanti, si davano colpi di coltello, chi li schivava e chi li prendeva. E poi ho sentito dire: "Basta, basta"». Un uomo viene colpito al cuore e il sangue sgorga a fiotti sull'asfalto accanto a una Ford Ka parcheggiata davanti al bar, di proprietà di un ragazzo di Salerno venuto a Roma per un sabato sera in discoteca.
A questo punto la rissa si ferma. Sono le 5,30. Alcuni si dileguano su un fuoristrada. Quattro restano. Uno chiede aiuto, ferma la volante 11. I poliziotti avvertono il 118. I sanitari caricano sull'ambulanza l'uomo ferito al petto, Gianfranco Bonavita. Massimiliano Lustri sale sulla volante, Vincenzo Picchianotti si mette alla guida di un Suv Mercedes 320 Ml e sul lato passeggero si sistema Cesare Santocarlo. L'auto sfreccia al San Camillo. Davanti al pronto soccorso Picchianotti scende come una furia ed entra nella sala emergenza quasi a petto nudo. Allarga le braccia lanciando gocce di sangue attorno: «Eccomi qua, sono ferito, curatemi». Il suo corpo è ricoperto di liquido ematico e tatuaggi. Uno in particolare: «Solo Dio mi può giudicare». Altro rosso fuorisce da due squarci che ha sulla pancia. Il suo amico nel suv non riesce ad alzarsi.
Di sangue sono sporchi il volante, i sedili. Dalla volante scende Lustri e dall'ambulanza in barella il ferito grave: i sanitari gli fanno subito un massaggio cardiaco: morirà sotto le loro mani. Spiega il difensore di Lustri, l'avvocato Gianluca Arrighi: «Lustri, a quanto mi consta, sarebbe intervenuto nella colluttazione in difesa della persona poi uccisa».
Fabio Di Chio
30/03/2009