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Il 7 aprile la prossima udienza

Il rogo della Thyssen in un video

Si è conclusa l'udienza del processo per il rogo della Thyssen Krupp. In aula la ricostruzione dell'attività della
Linea 5, in cui lavoravano gli operai morti, da parte del perito nominato dai pm, l'ingegner Marno. Si tornerà in aula il prossimo 7 aprile.

E' stata la giornata delle immagini e delle videoanimazioni quella trascorsa oggi al tribunale di Torino dove si è svolta una nuova udienza per il processo per il rogo alle acciaierie ThyssenKrupp del 6 dicembre 2007 che costò la vita a sette operai e per il quale sono imputati sei dirigenti. L'udienza è cominciata questa mattina con la ricostruzione attraverso fotografie scattate in fabbrica e disegni dell'attività della Line 5, linea in cui lavoravano gli operai morti. La ricostruzione, affidata al perito Marno nominato dalla pubblica accusa, ha mostrato la lavorazione dei rotoli di acciaio in tutte le sue fasi. La Linea 5 è una linea di trattamento i rotoli cioè, dopo le laminazioni, arrivano lì per essere sottoposti a ricottura e decapaggio, operazioni che rendono l'acciaio malleabile e quindi pronto per l'utilizzo.

Le immagini scattata presso la ThyssenKrupp hanno mostrato la Linea 5 in tutte le sue dimensioni: lunga circa 250 metri ha un'altezza complessiva di 25 metri, disposti su tre livelli. Marno ha evidenziato il punto esatto in cui scoppiò l'incendio, cioè nella sezione d'ingresso dove arrivano i rotoli per essere lavorati; questa sezione opera in modo non continuo perchè in questa prima fase si devono effettuare delle operazioni che permettono di posizionare il rullo correttamente. Le altre sezioni invece operano a ciclo continuo, cioè senza interrompersi perchè il rullo deve rispettare tempi e modi costanti di lavorazione già decisi prima. Qualora la lavorazione in quelle fasi subisse una fermata il rotolo verrebbe danneggiato.

Alla perizia dell'ingegner Marno è seguita quella dell'ingengner Allamano, anche egli perito nominato dalla pubblica accusa per 20 anni direttore tecnico in un'azienda che progetta, costruisce e installa linea per la lavorazione dell'acciaio e dell'alluminio. Allamano ha ricostruito attraverso fotografie scattate nell'impianto e alcuni disegni il funzionamento dell'impianto idraulico che mette in moto tutta la linea.

Dalla perizia si è evidenziato come ci sia la possibilità che la carta normalmente presente sul rullo all'arrivo sulla Linea 5 non venga svolta correttamente ma, al contrario, possa restare attaccata o rompersi. Durante tutta la lavorazione però, se questo succede, cade della carta su tutta la linea e, essendo presente del cherosene, c'è pericolo d'incendio. "Sulla Linea 5 - ha sottolineato Allamano - quando abbiamo fatto il sopralluogo ce ne era moltissima: sulle strutture, per terra e avvolta nei rulli.

Allamano ha poi sottolineato come sia possibile che si verificano anche delle perdite di olio dal circuito idraulico o perchè c'è qualche raccordo non ben avvitato o a causa di colpi e vibrazioni che si verificano quando si ferma la macchina. Ecco perchè "la manutenzione non è necessaria ma indispensabile: ogni giorno si verifica qualche problema". E'  stata poi la volta dell'ingegnere Norberto Piccinini che ha ricostruito la dinamica esatta dell'incendio, le cause e l'esatta posizione degli operai al momento dello scoppio. Come ben evidenziato da una fotografia scattata sull'impianto e mostrata in aula, sulla struttura dell'impianto era presente un grumo di schegge metalliche formatosi nel corso degli anni e ormai saldata all'impianto stesso.

Il rotolo d'acciaio posizionato sul nastro ogni volta che raggiungeva quel punto provocava delle scintille, come dimostrato dall'immagine del nastro arroventato. A questo punto Piccinini ha mostrato alla Corte una videoanimazione in cui si è vista tutta la dinamica dell'incendio e la posizione degli operai al momento dello scoppio. Le scintille causate dal grumo di schegge sono cadute verso il basso infiammando la carta che si trovava sotto la linea di lavorazione. In questa fase l'incendio era ancora di dimensioni modeste, ma pezzi di carta infiammata sono venuti in contatto con l'olio che normalmente perdeva la linea durante la lavorazione ed era raccolto in una vasca. L'olio, surriscaldato, è evaporato e ha preso fuoco causando un incendio in cui le fiamme erano alte più di un metro. Per dare un'idea delle temperature raggiunte in questo momento è stata mostrata in aula la foto della carpenteria arroventata e del pavimento di calcestruzzo completamente esploso: l'olio incendiato infatti è stato spento solo dai vigili del fuoco e ha avuto così il tempo di bruciare per più di mezz'ora. L'esplosione piu grave quella che ha causato le fiamme alte fino al tetto del capannone è avvenuta a seguito dello scoppio di un flessibile che, circondato dalle fiamme dell'olio incendiato nella vasca si è sfilato in quanto il calore ha provocato la bruciatura della gomma che lo riveste e l'espansione del flessibile stesso.

Quando il flessibile ha ceduto l'olio che vi era contenuto e che serviva per far funzionare l'impianto idraulico è uscito a una pressione di 70 atmosfere che incontrando le fiamme già esistenti ha causato l'esplosione e lo scoppio del rogo in cui sono rimasti imprigionati i sette operai. Allamano ha sottolineato che "dopo lo scoppio del primo flessibile, che ha provocato un rumore sordo simile a quello di una caldaia quando si accende ma amplificato, ne sono scoppiati altri, circa 10 o 12. In quel tipo di situazione i flessibili potevano reggere al massimo 10-15 minuti ma, ha concluso Allamano, nessuno degli operai si è spostato, nessuno l'ha previsto e hanno continuato a spegnere l'incendio".

La testimonianza di Allamano si è conclusa poi con una precisazione riguardo alla perizia consegnata nel febbraio 2008, ovvero la conferma che non è adeguato spegnere la carta che ha preso fuoco con estintori caricati a Co2. L'ingegnere Allamano ha illustrato una sperimentazione fatta in un campo di addestramento antincendio che mostrava come carta e cartone incendiati, pur scaricando completamente l'estintore a Co2 non si spegnessero. Quindi gli estintori utilizzati dagli operai per spegnere l'incendio non sono idonei perchè il Co2 non crea la zona senza ossigeno necessaria allo spegnimento del fuoco.
 

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25/03/2009










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