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Torna a soffiare il vento della violenza nelle università. Dopo i tafferugli fra opposti schieramenti politici a "Roma Tre", ieri è stata La Sapienza a diventare teatro di scontri fra studenti dei collettivi di sinistra e la polizia.
Soffia il vento della violenza nelle università.Dopo le aggressioni di opposto segno politico dell'altro giorno nei pressi di «Roma Tre» ieri diversi tafferugli sono avvenuti a La Sapienza tra elementi dei collettivi di sinistra e la polizia. Ma si soffia sul fuoco anche in altre città e sempre ieri all'ateneo Federico II di Napoli alcuni studenti di destra sono stati aggrediti da appartenenti ai collettivi universitari. Gli incidenti intorno all'università La Sapienza di Roma sono avvenuti tra forze dell'ordine e studenti universitari che intendevano dirigersi in corteo verso il sit-in della Flc-Cgil in piazza Santi Apostoli in occasione dello sciopero generale organizzato dall'organizzazione guidata da Epifani.
Il bilancio delle cariche di alleggerimento è di un agente ferito e di decine di studenti contusi. Tutto è iniziato quando gli universitari, due o trecento, hanno tentato di uscire dalla città universitaria. A impedire il corteo un nutrito numero di agenti in tenuta antisommossa chiamati a far rispettare il recente protocollo sulle manifestazioni a Roma. Inevitabili tafferugli con una novità: gli studenti hanno lanciato contro le forze di polizia, oltre a pietre e cassonetti, ciabatte come avevano fatto gli studenti francesi. Rientrati alla Sapienza, gli universitari hanno provato a uscire, ma inutilmente, dagli accessi secondari dell'università. Sul banco degli accusati è così finito il protocollo che limita i percorsi dei cortei varato dalla giunta Alemanno in accordo anche con le organizzazioni sindacali. Il motivo dell'intervento della Polizia alla Sapienza, infatti, sarebbe stato questo.
Far sfilare gli studenti l'avrebbe violato. Ma la Cgil non ci sta: «Firmato per non creare disagi alla città è stato utilizzato per massacrare gli studenti. Così non serve più a nulla». La replica del sindaco di Roma, Gianni Alemanno è netta: «C'è un impegno di tutta la città ad avere delle regole, rispettiamo il diritto a manifestare, ma entro delle regole». Il ministro dell'Interno nel question time alla Camera è stato poi categorico: «La libertà di espressione, di manifestazione, di partecipare alle elezioni è un diritto costituzionale dei cittadini che noi intendiamo garantire contro ogni forma di violenza».
19/03/2009