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l'intervento

La lettera aperta del senatore Cossiga a Monsignor Fisichella

Una Chiesa del "vediamo se si può" contro quella dei "sì" e dei "no".

Francesco Cossiga Caro Monsignore e Amico! Ho letto con molta attenzione da fedele della Chiesa e da amico il suo intervento in merito al doloroso caso della scomunica ai due medici che hanno fatto abortire una bambina.
 Una bambina di nove anni che aveva nel suo seno due creaturine frutto malvagio di una serie di stupri da parte del patrigno. Lei ha voluto aggiungersi al coro di condanne espresso sul povero vescovo di Recife da questa e dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, a cominciare dal presidente federale del Brasile, il presidente Lula, un grande leader populista formatosi alla scuola della Teologia della Liberazione, di cui fu propugnatore Dom Helder Camara, il vescovo di Recife, grande utopista cristiano, che tanto bene fece alle classi umili del Sud America, ma che è anche responsabile con molti altri della grande confusione che regna in quel continente non solo a livello teologico ma anche tra i semplici fedeli circa la natura e la missione della Chiesa nel mondo, portando molti cattolici a rispondere alla violenza delle classi dominanti e delle dittature con la violenza, e contribuendo oggettivamente a quella spirale di violenza che ancora devasta, tra dittature e terrorismo, anche "cristiano" quel dolorante continente.

Non sono certo un teologo, ma conosco quel tanto di diritto canonico che mi renda edotto che il vescovo di Recife non ha "lanciato" la scomunica contro nessuno, ma che si è limitato come era suo dovere di vescovo e ordinario della Diocesi di Recife, di rendere noto ai suoi sacerdoti che i due medici che si erano resi rei di un delitto previsto dalle leggi penali della Chiesa, il procurare aborto, per il quale è prevista la scomunica "latae sententiae", una pena in cui si incorre automaticamente per il solo fatto di aver commesso un fatto delittuoso. Certo, fa impressione che in eguale scomunica non sia incorso, perché non prevista, anche l'infame patrigno. Lei si concentra sul fatto che la bambina versava in grande pericolo di vita: mi permetto di rammentarLe che se la bambina versava in grave pericolo di vita per cause diverse dalla gravidanza, si potevano apprestare, per la dottrina morale del "doppio effetto", quelle cure necessarie che potessero causare l'aborto, anche se di questo effetto si avesse certezza; in caso diverso si tratterebbe invece di "aborto procurato". Comprendo il dramma umano; ma non è anche un grande dramma quello di una donna, madre ad esempio di sei bambini che con la sua morte potrebbero trovarsi in una tristissima condizione morale e materiale, che sia "minacciata" nella vita da una nuova gravidanza e che si salverebbe con un "aborto teraupetico"?

Eppure non credo che lei giustificherebbe il medico che per "cristiana pietà" le procurasse un aborto, per di più da lei richiesto! E per passare su un altro piano: non è forse un grande dolore quello di cui due cristiani possono soffrire per essere loro negata l'Eucarista per essersi essi, divorziati dopo una infelice esperienza matrimoniale, risposati solo con un matrimonio ("ut aiunt, civile tantum"…) solo civile? E perché non parlare allora del dolore di Beppino Englaro e di tanti genitori che vedono i loro figlioli giacere doloranti e forse senza alcuna speranza di guarigione e decidono di dar il via libera alla "dolce morte"? E potrei continuare… Proprio in questi giorni ho sentito una pastorale sulla specificità della carità cristiana, che è cosa diversa dalla "humana pietas".

Non credo che presentando la Santa Chiesa non più come la Chiesa del «sì, sì» e «no, no», ma del «forse» e «anche», e del «vediamo se si può...», come la Chiesa della sola pace, e non anche della "guerra" per la verità e per la giustificazione, si acquiseranno alla Chiesa altri fedeli o si manterranno in essa quelli che ancora ne fanno parte… Ringrazio Iddio di non avermi dato alcuna scienza teologica, e di farmi ragionare quindi, oltre che con i Dieci Comandamenti e con le leggi noetiche, solo con le proposizioni del Catechismo Cattolico integrato dal Catechismo Tridentino e, perché no? (io non sono lefebvriano!) anche da quello di San Pio X, senza dovere o potere ricorrere a complessi argomenti teologici.

Con cordiale amicizia,
suo affezionatissimo

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Francesco Cossiga

16/03/2009










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