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Il punto di FRANCESCO DAMATO

Franceschini teorizza, i suoi fanno i conti

Potrebbe costare cara a Dario Franceschini, già penalizzato dalla fallimentare eredità ricevuta da Walter Veltroni, la supponenza con la quale ha liquidato come «un'idea campata sulla luna» il piano per l'edilizia messo in cantiere dal presidente del Consiglio.

Oltre a dimenticare gli incidenti elettorali accaduti ai suoi predecessori ogni volta che hanno contrastato le iniziative di Silvio Berlusconi a favore della proprietà della casa, il segretario del Pd ha sottovalutato l'interesse che può maturare nelle amministrazioni locali, anche in quelle di sinistra, per una forte ripresa dell'edilizia privata. Dalla quale, in una situazione economica difficile come questa, trarrebbero profitto non solo i proprietari delle case, ma pure le finanze comunali. Altro che "la balla del mattone" gridata lunedì mattina sulla prima pagina dell'Unità, fra uno sciopero e l'altro contro il suo editore, per raccogliere e rilanciare gli attacchi di Veltroni al progetto del governo. Il governatore di centro sinistra della Calabria, Agazio Loiero, ha detto senza mezzi termini di vedere "in chiave positiva" il piano di Berlusconi «per il semplice motivo che proprio noi, nella regione, ne abbiamo varato uno circa tre mesi fa, e per l'importo molto consistente di 250 milioni di euro». Certo - ha avvertito Loiero - bisogna stare attenti a evitare abusi, ma non si può essere pregiudizialmente contrari a iniziative destinate ad aiutare la ripresa. Il governatore delle Marche Gian Mario Spacca, anche lui di centro sinistra, sbattendosene della bocciatura annunciata da Franceschini, ha detto che «quando ci sarà il testo del progetto del governo ci confronteremo e faremo la nostra parte». E ciò forti anche dell'esperienza della ricostruzione e del recupero del patrimonio abitativo dei centri storici che gli amministratori della regione hanno maturata dopo il terremoto degli anni scorsi. Ma la smentita politicamente più imbarazzante per Franceschini è forse quella arrivata da uno dei più famosi e seri sindaci ex pci, il torinese Sergio Chiamparino. «Prima di schierarmi - ha detto - vorrei vedere i documenti e poi magari, sulla base di un'analisi con persone competenti, esprimere una valutazione. Questi elementi per ora non li ho, quindi aspetto». Allo spocchioso Franceschini, invece, basta sentir parlare Berlusconi per annunciare di non essere d'accordo con lui. E se Berlusconi non parla, ne attacca i silenzi, spalleggiato in questo dal principale e dichiarato aspirante alla sua successione nel Pd, Pier Luigi Bersani. Che non perdona al presidente del Consiglio di non avere ancora avvertito il bisogno, pensate un po', di parlare a reti unificate ai telespettatori italiani per angosciarli con una rappresentazione drammatica della crisi economica.

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11/03/2009










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