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il ministro: "il 2009 sarà più duro, il rischio è il credito"

Tremonti vede tutto nero
Il premier e i ministri: "Ne usciremo"

Il richiamo: Tremonti al "Credit day" ha ribadito che il governo sta agendo. "Gli istituti bancari utili solo se fanno il loro mestiere".

Tremonti «Il 2009 sarà ancora più difficile del 2008 ma il rischio dei rischi è la stretta creditizia considerando anche che l'irrigidimento del credito è stato più marcato in Italia che nel resto della zona euro». È un rapporto difficile quello tra il ministro dell'Economia Tremonti e le banche, lo è sempre stato. Ma ora che la crisi si sta aggravando e che i rubinetti chiusi del credito rischiano di mettere a terra le imprese, lo è ancora di più. Così ieri all'incontro con Abi, Confindustria e sindacati nel «Credit liquidity day», Tremonti non ha risparmiato qualche puntura al sistema bancario. L'incontro è servito a fare il punto sulla situazione del credito.

 Tremonti ha distribuito un documento di circa una trentina di pagine con un incipit significativo: in corsivo l'art.47 della Costituzione («La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme...). A seguire l'analisi della situazione e le direttrici che il governo intende seguire per creare le condizioni di un accesso al credito più facile. Come dire: il governo sta facendo la sua parte sicchè le banche non avranno più alibi per allentare i cordoni del prestito. «Le banche sono utili solo se fanno le banche non se il loro operato resta fine a se stesso» ha detto con una vena di ironia Tremonti che poi ha paragonato il credito all'aria «che ti accorgi quanto è importante quando viene a mancare».

E se è vero che «con la discesa del pil cala la domanda di credito, non è naturale che con una discesa del pil, scenda l'offerta del credito». Insomma non ci sono giustificazioni per tenere chiusi i rubinetti dei prestiti. Il ministro ha ricordato che le banche hanno a disposizione i Tremonti bond (il governo metterà a disposizione un plafond di 10-12 miliardi) ed è «inaccettabile» dire che il tasso d'interesse dell'8,5% è troppo elevato come pure non è vero che alle imprese verrebbe applicato un tasso maggiorato dalla ricarica delle banche». Al di là delle perplessità, questo strumento sembra avere appeal.

«Abbiamo ricevuto numerosi contatti dalle banche» ha detto il ministro. Peraltro questo strumento «non è un debito, ma una forma di patrimonializzazione delle imprese, è come se fosse un aumento di capitale che allarga il patrimonio delle banche»; e poi è un volano che mette in circolo 150 miliardi di moneta sonante. Tremonti sta anche valutando l'ipotesi di creare nell'ambito della Cassa depositi e Prestiti un fondo di garanzia, che servirebbe a garantire le banche che anticipano soldi alle imprese. Con 5 miliardi di fondo si smobilizzerebbero 80 miliardi. Altra ipotesi sul tappeto è quella del mediatore del credito, ovvero la creazione sul modello francese di un osservatoriod el credito preso le Prefetture; una figura istituzionale alla quale si potrebbero rivolgere le imprese nel caso di conclamata difficoltà a ottenere prestiti.

La prossima settimana il ministro Maroni convocherà i prefetti al Viminale per avviare la costituzione degli osservatori. Il presidente dell'Abi Faissola è cauto in quanto teme che si possa creare «una supervigilanza» sul sistema bancario. Altro tassello è il decreto applicativo della legge sulla certificazione del credito vantato dalle imprese verso la pubblica amministrazione. Questo dovrebbe tranquillizzare le banche nell'anticipare quanto la PA deve alle imprese. E sull'ammontare del debito che la pubblica amministrazione ha verso le imprese c'è un contenzioso tra il ministro e la Confindustria; per Tremonti si tratta di 30 miliardi mentre per gli industriali sono 60-70 miliardi.

Ma a ostacolare il flusso di denaro non c'è solo l'eccessiva prudenza delle banche ma anche la burocrazia; ben 100 miliardi sono fermi per questo motivo». Novità sul credito alle imprese anche dal ministro dello Sviluppo economico Scajola: il tetto coperto dal Fondo di garanzia salirà da 500.000 a 1,5 milioni di euro per azienda.

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Laura Della Pasqua

06/03/2009










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