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Se Roma non è andata in tilt quando il traffico era davvero infernale, lo deve ai cittadini comuni, non certo agli amministratori.
Si sono rimboccati le maniche e a mali estremi hanno scelto estremi rimedi: lo scooter. Il Campidoglio, di suo, c'ha messo solo la Ztl, chiudendo il centro storico. Oggi, il traffico, è meno paralizzante di quello di dieci, quindici anni fa. Ma solo all'interno del Grande raccordo anulare, lungo il perimetro delle mura Aureliane. Basti pensare alla Tangenziale Est. Non spaventa più percorrerla a metà mattinata. La morsa del traffico si concentra nelle prime ore del mattino e nel pomeriggio sulle grandi arterie di penetrazione e sul Gra. L'autostrada A-24 e la Cristoforo Colombo, nel 2009, sono un po' l'emblema di quello che è accaduto. Il centro cittadino - non il centro storico - si è svuotato.
Mezzo milione di persone si sono trasferite nei grandi agglomerati di periferia e nell'hinterland. Cittadine come Tivoli e Guidonia hanno quadruplicato gli abitanti. Chi non è potuto fuggire, invece, ha comprato un motorino abbattendo i tempi di percorrenza da un capo all'altro della città. Se prima era possibile attraversare il centro storico con l'auto, poi non è stato più così. La ztl ha obbligato all'acquisto delle due ruote. I dati immobiliari zona per zona e quelli delle vendite degli scooter confermano quello che è avvenuto. Ora Roma scorre, e quando i motociclisti prendono l'auto si vede eccome.
Sanno tutti cosa vuol dire percorrere il lungotevere in una mattina di temporale. Chi aveva paura delle due ruote e aveva la comodità della metropolitana per recarsi al lavoro, l'ha scelta. Gli anziani che non hanno fretta hanno optato per il bus. Ma i romani, sugli autobus, sono in netta minoranza. L'utente tipo del mezzo pubblico ormai è lo straniero che vive in città. I cittadini sanno che il bus non vola e resterà prigioniero del traffico più di ogni altra auto privata. I romani hanno fatto scelte obbligate e coraggiose, le amministrazioni che si sono succedute, al contrario, non sono degne di lode.
La città è quella di 50 anni fa. Sulle poche arterie scorrevoli c'è un semaforo ogni cento metri, i mezzi pubblici hanno corsie riservate ma devono dividerle con un esercito di auto blu, ncc e corpi diplomatici. Consolari come la Tiburtina, ancora a due corsie, devono sopportare mezzo milione di auto in più in entrata e uscita. E chi ha scelto l'esodo non torna di certo in centro per piacere. Il destino della città museo è compiuto, o quasi. Chi è potuto rimanere, fortunato, può cominciare finalmente a goderselo come fanno i turisti. Sempre che trovi un posto per parcheggiare o non s'imbatta in qualche manifestazione.
Matteo Vincenzoni
06/03/2009