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Voi cattolici comportatevi secondo i principi della vostra religione, ma non pretendete di imporre agli altri la vostra visione del mondo.

Questa è l'obiezione più subdola e pericolosa che viene avanzata ogni volta che nel nostro paese si accende un dibattito su questioni eticamente rilevanti.

Ma è proprio vero che storicamente il punto di vista del cristianesimo abbia potuto convivere con altri punti di vista, all'epoca addirittura dominanti? Nella Roma imperiale il padre poteva precipitare il figlio neonato dalla rupe tarpea, considerandolo un oggetto di sua proprietà, e senza neppure prendere in considerazione gli schiavi, considerati alla stregua di animali, nessuno contestava il diritto ad organizzare ludi gladiatori che finivano con la morte di uno dei due combattenti. I cristiani avrebbero dovuto accettare la convivenza con questa realtà o contestarla nel nome della dignità di ogni persona umana? I raffinati stati della confederazione sudista, rivendicavano il mantenimento del diritto di vita o di morte sugli schiavi neri, invitando Lincoln e gli stati del nord a non impicciarsi della loro scelta ed eventualmente ad abrogare la schiavitù a casa loro se non la condividevano. Lincoln avrebbe dovuto rispettare la loro autonomia o ha fatto male, con la sanguinosa guerra di secessione, ad imporre il principio che nessuno può essere ridotto o mantenuto in schiavitù? I medici tedeschi, che collaborarono con entusiasmo alla eliminazione di down, handicappati e malati mentali potevano agire tranquillamente invitando i medici cattolici a non fare altrettanto, se non condividevano la loro crociata, per eliminare, per il loro bene, le persona la cui vita «non è degna di essere vissuta»? I genitori musulmani che decidono la infibulazione della loro figlia devono veder rispettata la loro cultura? Ed i fondamentalisti che in India o in Italia sopprimono le loro figlie perché con i loro comportamenti ledono l'onore della famiglia che per loro è più importante della vita, meritano comprensione e rispetto? Come si vede non è così facile nella storia del mondo sostenere che il rivoluzionario messaggio cristiano: ogni persona umana è sacra e intangibile, uomo o donna, ricco o povero, bianco o di colore, sano o malato, neonato o alla fine della vita, possa convivere con chi ritiene che la vita umana possa essere un bene disponibile. L'appassionato dibattito di queste settimane sul caso Englaro non può tener conto del tentativo in corso di scardinare dalle fondamenta questa rivoluzione, lasciando ad altri la decisione di interrompere una vita, anche quando non è la malattia a determinare il decesso. Pensiamo ad esempio al protocollo di Groeninghem che consente in Olanda di sopprime i bambini fino a 12 anni, se gravemente ammalati, con il consenso dei genitori e del medico curante e pensiamo invece al Filo D'oro al Cottolengo e a tutte le istituzioni italiane che si fanno carico dell'assistenza e della cura di chi è affetto da gravi ed irreversibili patologie. Può anche darsi che l'Italia in futuro debba subire l'eutanasia per bambini e adulti perché la maggioranza dei cittadini lo vorrà, ma sicuramente cattolici e laici convinti del valore della vita dovranno fare di tutto perché questo non avvenga, ricordando l'immortale vero di Jhon Drone: «E così non mandare a chiedere per chi suona la campana, essa suona per te».

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05/03/2009










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