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L'intervista a Furio Colombo (Pd)

«Sistema imperfetto Non sono registrato»

Io sono d'accordo con il nuovo sistema di voto, ma con me la macchina non è riuscita a prendere le minuzie delle impronte. Furio Colombo, deputato Pd ed editorialista dell'Unità, racconta la sua esperienza con il nuovo sistema di voto.

Onorevole Colombo, che cosa ne pensa del nuovo meccanismo?

«Lo trovo ottimo. Il nuovo sistema di voto mi interessa molto. L'esercizio del voto per altri è costante e vergognoso».

Non ci sono problemi con questo nuovo sistema?

«La macchina non riesce a prendere le minuzie delle mie impronte benché il tentativo sia stato fatto per tre volte. È segno che c'è qualche imperfezione nella registrazione delle impronte. Questo è un problema. Ad oggi io sono privo di una tessera che ha rilevato le minuzie delle impronte. Questo inconveniente si è verificato con altri deputati di età e sesso diverso. Negli Stati Uniti ho avuto modo di far rilevare le mie minuzie delle impronte. Ma non c'è mai stato alcun problema. Ignoro le ragioni che hanno impedito alla macchina di farlo. Quindi le mie impronte non sono state registrate. Sto aspettando che mi comunichino questo perfezionamento tecnologico che permetta questa rilevazione».

Non teme che il nuovo sistema sia un flop?

«No, non dovrebbe essere un fallimento se tutti quelli che lo hanno chiesto avranno la loro tessera per votare. E francamente non vedo la ragione di un timore del genere».

Qualche parlamentare ha criticato la lunghezza della procedura del voto. Si dice che i deputati dovranno restare seduti ad aspettare l'esito del voto il doppio del tempo al quale sono abituati oggi.

«È possibile. I deputati non hanno ancora fatto nessuna prova. Le prove che ho visto io fare dai funzionari erano abbastanza difficili perché costringevano ad un'acrobazia non facile della mano. Quindi non saprei dire altro. Credo che i problemi non siano legati all'accertamento del voto, ma alla sua esecuzione da parte del deputato».

L'onorevole Paolo Guzzanti ha detto che questo sistema di voto non verrebbe mai accettato negli Stati Uniti.

«Se venisse fotografato un pianista alla Camera dei Rappresentanti sarebbe costretto a dimettersi. Inoltre, dobbiamo tenere conto che negli Stati Uniti si vota per alzata di mano. Quindi il pianista americano non esiste».

Ha mai votato per un altro parlamentare?

«No, mai!».

 Qualcuno glielo ha chiesto?

«No. Questa proposta richiede una certa sfacciataggine. Con i posti assegnati la richiesta è più difficile da fare».

Non le dispiace che il sistema di voto costi oltre 400mila euro?

«Certo, ma non posso più assistere a questa disonestà nel votare. Ecco perché oggi dobbiamo introdurre alla Camera un po' più di onestà. Ogni giorno vedo davanti a me una decina di pianisti in azione».

Qual è il pianista che non si aspettava di vedere in azione?

«Non voglio fare il giudice degli altri. E poi non potrei provarlo».

Al Senato questo sistema non sarà applicato.

«Non è necessario. La differenza è nella composizione dell'assemblea. Nella Camera alta sono la metà. I controlli sono più semplici. Il bisogno del Senato è meno drammatico. Il lavoro del Presidente è più semplice. Quando ero senatore questa pratica non era frequente viste le condizioni numeriche nelle quali si trovava il governo Prodi».

Chi è il più temuto dai pianisti tra coloro che presiedono l'assemblea?

«Gianfranco Fini. È il solo ad essere implacabile con tutti. Con lui i pianisti non hanno vita facile».

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Lanfranco Palazzolo

05/03/2009










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