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Ripartono le indagini per trovare l'aggressore della quindicenne violentata nel parco della Caffarella. Al lavoro anche una task force di psicologi.
Ricomincia dai profili psicologici dei presunti aggressori l'inchiesta sulla violenza di San Valentino al parco della Caffarella, a Roma. Dopo la mancata coincidenza tra il Dna ricavato dalle tracce biologiche nel parco e quello dei due romeni arrestati - Karol Racz, 36 anni, e Alexandru Isztoika Loyos, di 20 - le indagini prendono un'altra piega. Il perito nominato dal pm, la dottoressa Carla Vecchiotti, ripeterà i test genetici, comprendendo anche quello sul fidanzato sedicenne della ragazzina di 14, vittima della violenza.
Nel frattempo il lavoro degli investigatori della Squadra mobile ripartirà ex novo. Si ripeteranno gli interrogatori dei testimoni, si riguarderanno le telecamere nelle strade che separano via Latina da via Appia per vedere chi si allontanò dal parco a quell'ora. Inoltre una task force di psicologi cercherà di definire il profilo degli stupratori. La violenza sessuale infatti è considerata un reato seriale: chi lo ha commesso una volta tende a ripeterlo, e chi è stato già condannato per lesioni può essere responsabile di un'escalation criminale che lo porta fino allo stupro.
In questo secondo round rientrano anche i romeni che all'inizio dell'inchiesta erano finiti nel cerchio ristretto dei sospetti e che poi le indicazioni dei due ragazzi hanno escluso. E qui si inseriscono i dubbi del difensore di Karol Racz, 36 anni: dalla carnagione scura e la faccia da pugile, indagato anche per lo stupro del Quartaccio. «È stata fatta la descrizione - dice l'avvocato Lorenzo La Marca - di un uomo con le caratteristiche fisionomiche diverse da quelle di Racz. Non solo, è stata indicata una persona alta un metro e 75, ed il cliente non supera il metro e 50, e capelluta, mentre il mio è stempiato. Racz - sottolinea - non spiccica una parola della nostra lingua tanto che ho dovuto presentare un'istanza per avere un interprete nei miei incontri con il detenuto».
Il giorno dopo lo stupro la notizia che circolava era: «A uno dei due aggressori, con grandi sforzi, i due ragazzini hanno tentato anche di dare un volto: lo hanno descritto scuro e con i capelli lunghi» raccolti in una coda. Lunedì i dubbi dell'inchiesta finiranno davanti al Tribunale del Riesame che dovrà decidere sulle istanze di scarcerazione presentate dagli avvocati del «biondo» e del «puglie».
Fabio Di Chio
04/03/2009