La famiglia Rizzoli aveva ingenuamente acquisito la proprietà del Corriere, mentre secondo ben precisi poteri forti non avrebbe mai dovuto farlo. Allora scattò una violentissima campagna di stampa contro Angelo Rizzoli; sulla base di quella campagna di stampa egli fu incarcetato e i suoi beni sequestrati. Ci fu subito la mobilitazione di tutti i "virtuosi", gli "onesti", i politicamente ultracorretti e ovviamente il partito "diverso" (che nel frattempo continuava ad incassare i soldi anche dal Kgb) e a furor di popolo e di azioni giudiziarie, la famiglia Rizzoli fu costretta a cedere per due lire alla Fiat (anch'essa, come il Pci, caratterizzata da una superiore moralità sempre emersa in modo fulgido, dal calcio a Tangentopoli). Naturalmente anche in quella vicenda fu usata a proposito e a sproposito la P2, ma ormai, dopo le due convergenti sentenze, riuspettivamente della Corte di Assise di Roma, in data 16 aprile 1994, e della II Corte d'Assise di Roma in data 27 marzo 1996 i giustizialisti si trovano di fronte all'esigenza proprio di ignorare ciò che scrive la magistratura giudicante. Il bello è che colui che nell'amministrazione del Corriere rappresentava Gelli e Ortolani, cioè Tassandin, era anche colui che in modo assai puntuale rappresentava gli interessi del Pci. Sono memorabili gli attacchi di Craxi contro Tassandin per l'azione filocomunista che egli sviluppava all'interno del Corriere. Cosi è agli atti il sostegno che Calvi e il Banco Ambrosiano, debitamente condizionati (usiamo temini eufemistici), diedero a tutti i partiti, a molti giornali e segnatamente al Paese Sera.
Allora Rizzoli fu incarcerato e poi "rapinato" del Corriere della Sera con la motivazione che era responsabile di una bancarotta fraudolenta di una azienda che, peraltro, neanche allora era mai fallita. Adesso, dopo 26 anni, si scopre la verità: tutto si basava su una serie concatenata di falsi, urlati dalle pagine di alcuni giornali, ad opera di alcuni giornalisti killers. D'altra parte come era possibile contestare alcunché quando il Corriere nelle mani immacolate dell'Avvocato? Dopo 26 anni molte cose sono state ormai dimenticate. Allora vogliamo fare un'operazione "memoria": ripubblicare gli articoli dei grandi e incorruttibili cronisti giudiziari del tempo, le riflessioni dei grandi moralisti dell'epoca, le prese di posizioni sempre in nome della questione morale dei berlingueriani senza macchia e senza paura che salvarono da Rizzoli il Corriere della Sera e che lo consegnarono nelle mani di alcuni poteri forti che l'hanno sempre fatta franca, anche perché protetti da chi gestiva la giustizia. In quel periodo di operazioni indegne in nome della superiore moralità di "lor signori" e di "lor compagni" ne furono fatte parecchie. Angelo Rizzoli può proprio essere contento. Dopo tutto quello che ha dovuto subire ha ottenuto la solenne sentenza delle Sezioni Unite penali della Cassazione; una riabilitazione dopo 26 anni, ma quando è ancora vivo e vegeto. In genere queste cose, in Italia, si ottengono solo post mortem. Complimenti, dottor Rizzoli.
* Presidente Gruppo Pdl
alla Camera dei deputati
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02/03/2009