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L'economia americana è indebolita e la fiducia del paese è scossa, ma l'America si riprenderà: "Ricostruiremo, ci riprenderemo e gli Stati Uniti d'America usciranno da questa crisi più forti che mai".
Con un discorso in stile Ronald Reagan dominato dai temi della politica interna il presidente Barack Obama si è prefisso ier di ridare ottimismo a un Paese sull'orlo della depressione. «Il peso della crisi non determinerà il destino della Nazione: le risposte ai nostri problemi non sono fuori dalla nostra portata. Esistono nei laboratori e nelle università, nei nostri campi e nelle nostre fabbriche, nell'immaginazione dei nostri imprenditori e nell'orgoglio dei nostri lavoratori, i migliori del mondo. Queste qualità - ha detto Obama nel primo discorso alle Camere da quando si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio - hanno fatto dell'America la più grande forza di progresso e prosperità nella storia umana. Ora il Paese deve unire le forze e confrontare le sfide, ancora una volta assumersi le responsabilità del proprio futuro».
Nessuno zuccherino per indorare una pillola amara, scandita dalle nuove domande di aiuto pubblico dopo il piano di stimolo da 787 miliardi, il pacchetto da 275 miliardi di aiuti per la casa, il piano salva-banche del ministro del Tesoro Timothy Geithner a cui Obama ha ribadito ieri la fiducia «al cento per cento». L'ultimo a battere cassa è stato il gigante delle assicurazioni Aig, in trattative per ottenere un nuovo salvataggio da 60 miliardi di dollari che si aggiungono ai 150 miliardi ottenuti in settembre.
Ci vorranno almeno tre anni per la ripresa totale dell'economia, ha avvertito ieri il capo della Fed Ben Bernanke. Obama - aveva anticipato il suo portavoce Robert Gibbs - è convinto che bisogna essere onesti con il popolo americano perché l'America ha affrontato sfide peggiori di quelle di oggi e non si è mai tirata indietro.
«Per dirla con Reagan, davanti a noi ci sono giorni migliori», ha detto Gibbs alla MsNbc. Obama ha parlato per circa un'ora al Congresso e alla Nazione: un discorso che è un misto «speranze e realta», come ha detto il suo consigliere David Axelrod.
Crisi economica e crisi fiscale sono collegate, non è possibile rimettere in rotta il paese senza affrontarle entrambi, ben consapevoli che l'emergenza di oggi viene da lontano: «Bisogna por fine a questa èra di profonda irresponsabilità che ha portato l'America al punto in cui è oggi», si legge nei «talking points» diffusi dalla Casa Bianca. Il discorso per Obama è stata l'occasione per ribadire la filosofia del piano di stimolo e delle riforme promesse in campagna elettorale in vista della presentazione del budget domani: «Gli americani sanno che ci affidiamo pericolosamente alla dipendenza dal petrolio straniero, che bisogna abbassare i costi della salute per le famiglie e le imprese; che una riforma della scuola è necessaria per far competere tutti gli studenti nel 21esimo secolo», ha invitato alla riflessione il presidente.
Alessandra Baldini
25/02/2009