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"ALL you need is love". Tutto quello di cui hai bisogno è l'amore. Amanda sorride alla corte, mentre entra in aula con lo sguardo da cerbiatta smarrita, Amanda guarda il padre seduto poche file dietro di lei, sorride ancora.
Amanda parla alla corte d'assise, parla ai giudici popolari. Lo fa con le sue dichiarazioni spontanee, due in due udienze, lo fa con il linguaggio del corpo. Sceglie una maglietta larga, un camicione da brava ragazza che sembra perfetto con quei capelli biondi raccolti in una coda: sopra c'è il titolo della canzone dei Beatles, «tutto quello di cui hai bisogno è l'amore». E il messaggio è chiarissimo.
Signori giurati, ecco Amanda la bambina. E' questa la strategia della studentessa di Seattle, così diversa oggi dalla «Foxy Knoxy» che insieme all'ex fidanzato di una settimana Raffaele Sollecito e all'ivoriano Rudy Guede viene accusata di un delitto feroce, bestiale: la violenza sessuale e l'omicidio di Meredith Kercher.
L'americanizzazione del processo di Perugia, guarda caso con un'imputata americana, passa anche per sistemi del genere: come nei film di Hollywood gli imputati «seducono» la giuria con un look particolare, così fa Amanda Knox nell'udienza di ieri. Tutto quello che le serve è l'amore, un po' d'amore.
E' un messaggio subliminale che serve a combattere le voci che intanto vengono dal banco dei testimoni. Laura Mezzetti, coinquilina di Meredith e Amanda insieme a Filomena Romanelli, racconta di quel graffio che notò sul collo dell'americana già la sera del 2 novembre, quando il gruppo di amici italiani e stranieri fu portato negli uffici della Mobile di Perugia per gli interrogatori dopo la scoperta del cadavere. Un graffio provocato da una lotta con la vittima, per l'accusa, «un banale succhiotto» per la difesa. Nelle domande dei pm Mignini e Comodi ai testi emergono le solite contestazioni sui rapporti fra Mez e Amanda, le discussioni per le pulizie, i rapporti tesi cui già nell'udienza dell'altro ieri facevano cenno le amiche inglesi di Meredith, raccontando dei costumi disinvolti dell'americana, di quel vibratore tenuto in un bagno comune.
A fine udienza Amanda risponde, «sono molto dispiaciuta di queste esagerazioni - dice in italiano - i rapporti sono sempre stati cordiali, non ci sono mai state queste liti, ad esempio sulla pulizia». Poco prima però altri due testimoni, Giacomo Silenzi, il fidanzato italiano di Meredith, e Stefano Bonassi, l'altro ragazzo del piano di sotto, hanno raccontato ancora una volta l'Amanda facile, Foxy Knoxy appunto. E la memoria torna a una sera in particolare, l'uscita del gruppo per andare a una discoteca di Perugia, insieme a un ragazzo, Daniel De Luna, conosciuto solo di vista. Quella sera i due si piacquero, «Daniel dormì al piano di sopra con Amanda, ebbero un rapporto sessuale», spiegano i due amici. C'è poi l'incontro con Rudy Guede, «a Rudy Amanda gli gustava», spiega con un'espressione colorita Stefano, «voleva sapere se era fidanzata».
Mentre ascolta, Amanda non fa cenni, c'è poco da replicare. «Tutto quello di cui hai bisogno è l'amore», dice la sua maglietta. «Tutti avremmo bisogno di un po' d'amore - ripete con le lacrime agli occhi il padre Curt, fuori dal tribunale - quella t-shirt gliel'ho regalata io, lei adora i Beatles». Amanda ormai non può ascoltarlo, il cellulare della penitenziaria già l'ha portata via. Si ritroveranno in aula il 27 febbraio, il padre commosso e la sua bambina smarrita. E con loro una giuria popolare da sedurre.
Alfredo Vaccarella
15/02/2009