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I voti, soprattutto se servono ad eleggere il segretario di un partito, si contano e non si pesano. Così occorrerà aspettare il congresso per sapere chi tra Walter Veltroni e Pierluigi Bersani (o un eventuale terzo incomodo) si aggiudicherà la partita per la leadership del Pd.
Intanto ieri il ministro ombra ha inviato un segnale al segretario. Un segnale pesante.
Che tra Bersani e la Cgil ci fosse un certo feeling non è un segreto. Ma ieri a Roma s'è visto qualcosa di più di una corrispondenza di amorosi sensi. Tanto che mentre gli altoparlanti diffondevano inviti a svegliarsi al segretario del Pd, qualcuno sfilava in corteo con un cartello inequivocabile: «Bersani segretario del Pd, subito!»
Insomma il sindacato sembra aver già fatto la propria scelta. O almeno sembra averla fatta la parte più «dura e pura» della Cgil che ieri ha sfilato per le vie della Capitale: metalmeccanici e dipendenti pubblici.
A dire il vero non si trattava di una scelta difficile. Veltroni, infatti, a piazza San Giovanni non ci ha mai messo piede. Impegnato nella chiusura della campagna elettorale di Renato Soru in Sardegna, il segretario ha mandato il suo braccio destro Goffredo Bettini. Poi, da Cagliari, ha detto la sua: «Non solo è legittimo, naturale ed utile che ci siano forme di mobilitazione dei lavoratori, ma ci vuole qualcosa di più. Una mobilitazione di massa di tutto il Paese».
Il leader del Pd, insomma, non si schiera apertamente con la Cgil ma neanche contro. Anche perché, per dirla con le parole di Massimo D'Alema, «ha altre responsabilità». Responsabilità che Bersani descrive così: «Immagino che in Veltroni ci sia la preoccupazione di dare un messaggio di ricomposizione dell'unità sindacale. Per questo capisco anche la sua scelta di non partecipare. Lo ha fatto per segnalare l'esigenza di ritrovare l'unità nel mondo del lavoro. Ma è giusto anche esserci. Noi ci siamo e siamo in tanti». E a chi gli fa notare che il segretario poteva comunque aderire a titolo personale replica: «Questo fa parte delle scelte individuali».
Scelte che sicuramente peseranno nella battaglia congressuale. Anche perché non è un segreto che mentre l'ex diessino Bersani cercava di presidiare la piazza, gli ex Dl (che avranno un peso non indifferente nella scelta del segretario) da quella stessa piazza si son tenunti ben distanti. Poco importa. Veltroni e Bersani hanno cominciato a pesare il proprio consenso e non bisognerà aspettare molto per assistere al secondo round. Domani e lunedì si vota in Sardegna (una sconfitta sarebbe un macigno per il segretario), mentre a Firenze si svolgeranno le primarie per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra. Bersani ha fatto sapere che appoggerà Michele Ventura. Veltroni tifa, silenziosamente, per Lapo Pistelli. Ora non resta che contare i voti.
Nicola Imberti
14/02/2009