La possibilità che viene data ai medici di denunciare gli immigrati clandestini, che per necessità si sottopongono a cure, è una barbarie, è contro la solidarietà, contro lo stesso vivere civile. Il medico, un professionista nell'esercizio delle sue funzioni, non può essere né di destra, né di sinistra. Quello fra medico e malato, a prescindere dal colore della pelle e dalla nazionalità sul passaporto, è un rapporto libero, liberale e soprattutto basato su fiducia e solidarietà. È indubbio che l'immigrazione clandestina sia un problema che il Governo può e deve affrontare, ma questa battaglia non può coinvolgere il rapporto di fiducia fra medico e paziente. I compiti e il ruolo del medico non hanno niente a che fare con le leggi sull'immigrazione clandestina o con mansioni di polizia. Un cittadino straniero, regolare o irregolare, ha senz'altro diritto all'assistenza sanitaria come un italiano. La denuncia di un clandestino da parte del medico, invece, sarebbe un tradimento. Un provvedimento del genere contraddice lo stesso codice deontologico della categoria medica. Nel Lazio, medici e forze politiche sono scandalizzati e hanno espresso preoccupazione su questo ddl. Il nostro invito, come associazione, è di fare obiezione di coscienza a una legge iniqua e incomprensibile. Senza considerare le ricadute di carattere sanitario che un provvedimento del genere può significare. La paura del clandestino di essere denunciato lo porterebbe, infatti, a non farsi curare, tenendosi addosso le malattie. Questo potrebbe far salire il livello di guardia del nostro Paese.
Donato Antonellis
(Segretario Anaao-Assomed del Lazio)
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13/02/2009