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Paolo Giorgi *

La crisi colpisce anche un settore ...

Paolo Giorgi *



La crisi colpisce anche un settore sconsiderato d'élite come la chirurgia estetica.
Gran parte degli interventi, a partire dai lifting per le rughe e le liposuzioni, hanno subito una drastica riduzione: gli italiani si tengono rughe e ciccia pur di non metter mano al portafoglio.


Al contrario non temono crisi l'aumento del volume del seno e la rinoplastica. «La crisi colpisce anche noi - conferma il chirurgo Roberto Bracaglia, Dirigente della Divisione di Chirurgia Plastica del Policlinico Gemelli di Roma - e ce ne accorgiamo da ottobre. Fino a prima dell'estate abbiamo avuto un volume di lavoro normale, poi c'è stato il crollo delle borse che ha terrorizzato la gente». Risultato, un primo periodo di vacche magrissime per i chirurghi plastici: «Le richieste di visite sono crollate, e addirittura molti hanno annullato interventi già previsti».
Poi le cose si sono stabilizzate e gli "utenti" tradizionali della chirurgia estetica hanno fatto di necessità virtù, scegliendo accuratamente gli interventi considerati "indispensabili". «A pagare sono soprattutto gli interventi di cosmesi pura - spiega Bracaglia - come la lipoaspirazione, le addominoplastiche, il lifting. Anche perché per queste tecniche esistono valide alternative, come i trattamenti con laser dedicati e le radiofrequenze che si effettuano a livello ambulatoriale e costano poco: 300 euro per sei sedute, e il grasso sui fianchi se ne va.
Certo, la liposuzione è un'altra cosa: il risultato «è definitivo e ottenuto in molto meno tempo». Peccato che il tutto costi diverse migliaia di euro. In pochi mesi sono calati del 20% gli interventi di blefaroplastica, del 40% le lipoaspirazioni e addirittura del 60% i lifting.
«Sono crollati soprattutto i lifting - conferma il chirurgo - perché se ne è andata la borghesia medio - elevata, che prima affollava i nostri studi chiedendo un volto più giovane e oggi si tiene le rughe.
Resta solo la richiesta della classe top, anch'essa sempre più esigua». Diverso il discorso per la rinoplastica: il naso è considerato un elemento estetico irrinunciabile, specie dai giovanissimi, e le richieste sono praticamente le stesse di prima della crisi.
«La gente fa un finanziamento in banca pur di venire da noi a rifarsi il naso - spiega Bracaglia - perchè la rinoplastica è considerata giustamente l'intervento a più alto ritorno». Sul naso non si transige, insomma, malgrado costi non proprio economici: si va dai 1.500 ai 7.000 euro. Resiste poi, immortale, la plastica al seno, con relativo aumento di taglia. «Le ragazze mettono in croce i genitori - conferma l'esperto - ma alla fine li convincono a pagare l'operazione». E allora ai genitori non resta che sborsare gli 8.000 euro necessari, e sperare che la crisi duri poco.

* Agi Salute

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13/02/2009










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