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Paroloni, spinte e qualche schiaffone. Da una parte tre calciatori della Roma, dall'altra altrettanti tifosi della Lazio. Protagonisti dell'insolito derby i giallorossi Philipe Mexes, Jeremy Menez e Stefano Okaka (da ieri al Brescia) e supporters biancocelesti dai 27 ai 30 anni di età, tutti romani.
Arena della rissa sfiorata il Gilda, locale in pieno centro, a due passi da via Condotti. La lite è certa, la dinamica un po' meno, infatti circolano tre versioni. Tutte in comune hanno il finale: giocatori e tifosi si stringono la mano, nessuno si ferisce, nessuno sporge querela.
In mezzo ci sono copioni diversi. Il primo, confermato dai carabinieri fermati a piazza San Silvestro e dallo stesso locale. Sono quasi le 4 del mattino. I fatti li riferisce lo stesso Mexes: «All'inizio sembrava solo un battibecco, poi è diventato qualcosa di più. Io ho reagito a degli insulti, ma la cosa è finita lì. Non sono andato né in ospedale, né ho sporto denuncia». La seconda. Un tifoso della Lazio avvicina il romanista Mexes quando questi è all'esterno del locale, diretto alla sua auto. Lo elogia: «Anche se sei della Roma io ti ammiro come giocatore». In quel mentre si avvicinano gli altri laziali che criticano il loro amico e il calciatore. Si accende il diverbio e oltre alle mani vola pure una cinghiata sul volto di Mexes. La terza, la più colorita e anche la più smentita, è stata diffusa in mattinata dall'emittente radiofonica Rete Sport. I giocatori sono nel locale. Uno di loro allunga lo sguardo sulla moglie di uno dei presenti. La versione romanzata lo descrive come un pugile, che diventa addirittura il campione olimpionico e medaglio d'oro e d'argento dei pesi massimi Clemente Russo. Anche questa storia prosegue con insulti, schiaffi e colpo di cinghia, aggiungendo il finale più sanguinario di un pugno dato in pieno volto sempre al povero Mexes. Il giocatore sarebbe andato al pronto soccorso, ma ne sarebbe uscito poco dopo terrorizzato all'idea di essere assediato da fotografi e giornalisti dovendo guistificare il volto tumefatto e sporco di sangue come un guappo di periferia.
Arriva la smentita della Federazione pugilistica italiana: «Nessun pugile azzurro che ha partecipato ai recenti Giochi Olimpici di Pechino 2008 è stato protagonista o ha preso parte alla rissa che ha coinvolto i calciatori della Roma e alcuni tifosi laziali». A prendere la parola poi è lo stesso Clemente Russo. È sbigotitto: «Io in discoteca alle cinque del mattino? A quell'ora mi sono alzato con mia moglie a Caserta e ci siamo messi in viaggio per andare ad Assisi (dov'è il centro tecnico della Fpi). Io il Gilda non so neppure dove sia e poi le mani le uso solo sul ring, nel rispetto delle regole. A me hanno fatto il nome del mio compagno Picardi - continua Russo - ma pesa 50 chili e dubito che potrebbe prendersela con Mexes, che pesa un quintale ed è alto quasi 1,90. Ma non credo che un pugile azzurro che si allena tre ore al giorno poi la notte abbia la forza di andare in discoteca. Io non mi sono mosso da casa e ora sono in Umbria».
Fabio Di Chio
03/02/2009