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Lo scorso novembre si è vista assegnare la terza edizione del «Trofeo Caronte», il poco ambito premio che Legambiente assegna alla tratta ferroviaria dei pendolari che si distingue per le peggiori performance di viaggio.
Ma la Nettuno-Roma non è tanto diversa dalle altre otto linee dell'hinterland romano su cui ogni giorno viaggiano mezzo milione di pendolari, di ogni età, professione e razza, che lavorano nella Capitale. Vagoni a due piani, all'esterno sfondi preferiti di graffitari sognanti o delusi, dentro in condizioni scadenti, maleodoranti, con i sedili luridi che del colore blu originario hanno solo un vago ricordo, con i poggiatesta unti che il pendolare doc ricopre con un piccolo asciugamano o con un fazzoletto di carta, con la toilette impraticabile per la sporcizia o perché, tre volte su cinque, è fuori uso.
Eppure, vagoni sempre strapieni: universitari, impiegati, operai, tanti infermieri e poi cinesi, indiani, senegalesi, nigeriani, ucraini, romeni. Non manca il finto-scemo che cammina lungo tutti i vagoni, ti poggia il santino sulle gambe e ti chiede un euro, nè la zingara con un neonato «moccioloso» in braccio che chiede un'offerta per comprare il latte.
Quando si parte la mattina, si nota il super affollamento, il posto che non c'è, gli odori di aglio e minestre, il non poter leggere il giornale o il dover sopportare, specialmente il lunedì, i resoconti su pub e discoteche del sabato sera, pranzi della domenica, dettagliati per portata, in famiglia o al ristorante. Forse perché al mattino si è più ottimisti e si pensa ad affrontare la giornata con il sorriso sulle labbra e nel cuore che anche il ritardo, dai 5 ai 25 minuti, si sopporta con filosofia.... Ma la sera, quando l'unico pensiero è quello di tornare a casa, possibilmente presto e senza alcun intralcio, ti rendi conto che la pulizia è più sopportabile della paura. I vagoni sono meno affollati, ma anche se ci sono impiegati, infermieri e commesse, gli immigrati si notano di più. I nordafricani con i loro borsoni sprofondano sui sedili, tra una chiacchiera e l'altra ti offrono un accendino colorato o un paio di calzettoni; qualcuno si toglie le scarpe e allunga i piedi sul posto davanti; c'è chi beve birra o vino dal tetrapak; ci sono le nigeriane, in pantacollant psichedelici o minigonne mozzafiato, che chiacchierano tra loro a voce alta, sembrano sempre arrabbiate...
E quando sta per arrivare il controllore, chi è senza biglietto prova a scappare pensando di farla franca, ma c'è chi, come la senegalese sfacciata, con gli orecchini d'argento che oscillano con violenza mentre le mani si dimenano, urla e pretende di avere ragione. Così, quando il treno si ferma alla stazione intermedia, il povero bigliettaio spiega alla donna che deve scendere, ma lei, spalleggiata dalle amiche, non vuole saperne, insulta l'uomo nella sua lingua, e allora il treno non riparte e accumula ritardo mentre il povero pendolare, stanco e arrabbiato, vede il suo rientro sempre più lontano...Spesso deve intervenire la polizia ferroviaria che costringe la passeggera a scendere e finalmente il treno riparte...anche se ti chiedi che fine farà quella donna, dove andrà...Forse dormirà sulla panca di marmo di una piccola stazione del litorale, terra di nessuno, una manciata di chilometri a sud della Capitale.
Sarina Biraghi
02/02/2009