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Ingiustizia è fatta. I reati sono in aumento e, rispetto al 2007, crescono proprio quelli che destano maggiore allarme sociale: le violenze sessuali (+19%) e i reati di pedofilia (+10%).
Emerge dai dati diffusi all'inaugurazione dell'Anno giudiziario. Un vero e proprio boom per gli stupri. Con una risposta insoddisfacente da parte della giustizia, anzi sconcertante per certi versi come la concessione degli arresti domiciliari allo stupratore dell'ultimo dell'anno e dei due romeni di Guidonia.
La nostra denuncia di due giorni fa di una preoccupante deriva buonista e della necessità di mettere mano alla riforma dei crimini di violenza sessuale è a questo punto urgente. È indispensabile non solo escludere gli arresti domiciliari ma recepire le legittime aspettative di sicurezza delle donne. Peraltro alcune giuriste eccellenti, tra le quali l'avvocato Stefania Guglielmi, impegnata tra le fila di una storica associazione femminile, hanno sostenuto un "rafforzamento" dell'art. 609 bis del codice penale, come modificato dalla legge del 1997, che così definisce il delitto di violenza sessuale: «chiunque (...) costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito ....». La forzatura dovrebbe essere nel senso di definire la violenza sessuale non come la violenza che chiunque può esercitare su qualunque altra persona, ma anche come la violenza dell'uomo sulla donna.
Sono convinta che serva è certezza della pena, trasparenza dei processi e magari meno politica tra le toghe. La discrezionalità dei gip è quanto di più confuso si possa misurare: dal ragazzotto romano, ai due romeni accusati di favoreggiamento del branco di Guidonia, come hanno potuto beneficiare degli arresti domiciliari? La procura di Tivoli ricorrerà al tribunale del riesame contro la decisione del gip per i fatti di Guidonia. La pena massima prevista per lo stupro è di quattro anni e, tenuto conto che (forse) alcuni dei soggetti sono incensurati, i depravati non dovranno scontare pene detentive anche nell'eventualità della condanna.
L'opinione pubblica è anche disorientata e incattivita per la mancanza di coerenza tra la legislazione prevista e l'amministrazione della giustizia. Episodi come questi ultimi inducono i cittadini a rassegnarsi di fronte a una violenza subìta nella certezza dell'impunità dei colpevoli. Le ragazze sulle quali sono state consumate le violenze rimarranno ferite per tutta la vita mentre i branchi mafiosi e criminali che infestano il nostro territorio sono protetti persino dalla mancanza di sanzioni. Lo stupro, insomma, è diventato un peccato veniale con la conseguenza che l'Italia è sempre più uno "Stato di rovescio". È necessario intervenire con una riforma sia della legislazione sia delle forze da mettere in campo per non alimentare una esasperazione della paura e della rabbia ed evitare il pericolo che gli italiani "si facciano giustizia da sé".
Schierare i nostri militari per le strade e rincarare le pene senza responsabilizzare la società significa rinunciare a esercitare come comunità un ruolo vitale, ricreando un tessuto sociale reattivo sul piano della convivenza e dell'integrazione e del rispetto delle persone, senza limitarci a celebrare la giornata contro la violenza sulle donne e a ratificare che ogni anno, in Italia, si raccolgono sette milioni di denunce di violenza. A cominciare non solo dalle proteste ma soprattutto con le proposte e le azioni concrete.
Alessandra Servidori
02/02/2009