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Il ministro della Giustizia brasiliano: "L'Italia è chiusa ancora negli anni di piombo: la differenza è che qui in Brasile siamo più avanzati su questo argomento. Risponde il ministro degli Esteri Frattini: "Saremo noi a decidere come chiudere quella stagione"
La ferita degli anni di piombo in Italia "non è ancora rimarginata": da Belem, al Forum Sociale Mondiale nella foresta amazzonica, fa sentire la sua voce il ministro della Giustizia brasiliano, Tarso Genro, che è tornato sul caso Battisti.
Secondo il ministro, la vicenda del leader dei PAC (i Proletari Armati per il Comunismo) è simile a quella del deputato brasiliano Fernando Gabeira: "Entrambi erano guerriglieri ed entrambi hanno partecipato a sequestri in un periodo di dittatura nei rispettivi Paesi, ma se il Brasile sta vivendo un processo di pacificazione politica, l'Italia è ancora segnata dagli anni di piombo. Oggi infatti in Brasile Gabeira è un rispettato deputato federale". "E mentre l'Italia è ancora sepolta negli anni di piombo, qui da noi stiamo discutendo una legge d'amnistia", ha insistito il ministro, sottolineando che comunque il provvedimento non riguardera' i militari accusati di tortura, omicidio e genocidio.
Per Franco Frattini sono "demagogiche" e tipiche della "retorica del comizio" le frasi del ministro brasiliano: "Io non mi faccio innervosire e non commento espressioni che appartengono alla demagogia e alla retorica del comizio", si legge in una nota firmata dal ministro e diffusa dalla Farnesina.
"Sappiamo noi che cosa sono stati gli anni di piombo", ha aggiunto, "e saremo noi a decidere come chiudere quella stagione che ancora non conosce il pentimento, al contrario l'arroganza e la sfida di assassini che trovano ancora complici compiacenti". "Noi abbiamo saputo affrontare e battere il terrorismo nella legalità", ha continuato, "Ed è con lo stesso spirito che abbiamo deciso ora di affrontare fiduciosi, sereni e determinati, una battaglia giuridica fino alla suprema autorità di giustizia del Brasile, una battaglia che non riguarda solo l'Italia perchè rischia di infangare il valore prezioso di una parola importante: 'rifugiato'".
30/01/2009